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Un anno di internazionalismo non è poca cosa. Continuare a farlo vivere è obbligatorio, solo, con qualcosa di diverso e migliorando le svariate cose che - magari - non vanno con questa piattaforma.

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KKE: «In ogni caso, quella di Macron non può essere considerata una "vittoria" per il popolo francese»

Si riporta la traduzione del comunicato stampa del Comitato Centrale del KKE (Partito Comunista Greco) a seguito della vittoria del candidato Emmanuel Macron al ballottaggio delle presidenziali francesi, avvenuto nella giornata di ieri. 

«Il dominio elettorale di Macron sulla Le Pen rappresenta una vittoria per quei settori del Capitale che sono fermamente orientati all’UE, all’Eurozona, al contrario di quelli che mettono in dubbio questo corso per i propri interessi. In nessun caso, in nessuna circostanza, quella di Macron può essere considerata una ‘vittoria’ per il popolo francese. E, come per i suoi predecessori, il signor Macron metterà in ginocchio il popolo francese con nuove misure a favore del Capitale. Per queste ragioni tutti coloro che - anche in Grecia - stanno parlando di “vittoria mozzafiato” e di “aria nuova” saranno smascherati, così come è accaduto con Hollande».


KKE: «Supporto alla classe operaia e al popolo della Russia»

L’ufficio stampa del Comitato Centrale del KKE ha diramato una nota per quanto riguarda l’espolsione avvenuta nella metro a Leningrado (San Pietroburgo): «Il KKE denuncia nella maniera più categorica l’atto criminale che ha avuto luogo nella metropolitana della città di Leningrado e che ha portato a morti e feriti gravi di decine di persone. Questi atti non sono estranei alle contraddizioni e agli antagonismi che si stanno manifestando (in questa fase ndt) utilizzati in varie forme, avendo come vittime i lavoratori. Il KKE esprime il suo sostegno alla classe operaia e al popolo della Russia, che ha già pagato un prezzo altrettanto elevato di sangue, e che ancora una volta sta fronteggiando una delle conseguenze della restaurazione capitalista».
Il Segretario Generale del KKE (Partito Comunista di Grecia)
Dimitris Koutsoumpas

Guyana, solidarietà di classe coi lavoratori in lotta da parte del PCRF

Il Partito Comunista Rivoluzionario di Francia (PCRF) desidera esprimere la propria solidarietà di classe con i lavoratori e i giovani della Guyana, impegnati in una lotta esemplare per le loro legittime richieste in materia di posti di lavoro, servizi pubblici e sicurezza. La situazione catastrofica economica e sociale della Guyana (tasso di disoccupazione al 22%, una famiglia su quattro vive al di sotto della soglia di povertà, migliaia di bambini non scolarizzati, migliaia di residenti senza elettricità, etc.) affonda le proprie radici sia nella crisi del sistema capitalista, che colpisce essenzialmente le masse; sia nell'eredità di un ordine coloniale che lo status di "dipartimento d'oltremare" non ha fatto scomparire. 
Il PCRF supporta pienamente le lotte e i blocchi della popolazione, aumentati nel corso della scorsa settimana, facendo in modo che si uniscano nell’azione e nello sciopero generale i lavoratori di EDF (azienda dell’energia elettrica ndt), della sanità, dell'istruzione, dell'agricoltura, e tutti gli strati della popolazione, vittime degli effetti del capitalismo parassitario che prevale in Guyana.


USA: «Trump si combatte con un programma socialista»

Traduzione dell'intervista realizzata dal giornale online del TKP (Partito Comunista Turco) al Direttore di 'Liberation News', periodico del PSL - Party for Socialism and Liberation. Qui l'intervista integrale .

Come valuta il programma politico di Donald J. Trump nei confronti della classe operaia americana? Ha ritirato, già, il TPP (il trattato di libero scambio analogo al TTIP che vedeva coinvolti USA e UE), ha tenuto un discorso anti-libero commercio, vuole imprese che investano negli Usa al fine di aumentare l’occupazione e così via. Cosa vi aspettate, dunque, dall’amministrazione Trump? Ha un nuovo modello di riferimento? 
«L’immaginario di un Trump pro-lavoratori o pro-classe operaia, in realtà, rappresenta un inganno completo. Si tratta di un Governo di oligarchi e generali; il suo cosiddetto ‘programma di infrastrutture’ è in realtà, un “saccheggio all’ingrosso” del settore pubblico, dall’istruzione alle strade. I repubblicani, e il Partito Repubblicano, al Congresso stanno incoraggiando il Presidente Trump affinché si privatizzi anche il sistema pensionistico pubblico, la sicurezza sociale, così come il ‘Medicare’ e il ‘MedicAid’, provvedimenti che forniscono assistenza sanitaria ad indigenti ed anziani. Trump vuole tagliare drasticamente le tasse patrimoniali, ovvero sulle rendite; ha eliminato le restrizioni di vincolo ambientale, facendo in modo che le società energetiche e petrolifere traggano super-profitti dalle trivellazioni. Il primo ordine esecutivo di Trump è stato quello di abolire un beneficio fiscale che era stato progettato per aiutare i proprietari a basso reddito. 

Una delegazione del PSL alla Women's March il 21 gennaio
Pochi giorni dopo ha annunciato l’espansione del muro di confine fra USA e Messico, subito dopo nuovi finanziamenti atti a favorire la deportazione dei lavoratori immigrati dal Paese. 
Non solo. Trump ha consegnato il Dipartimento del Lavoro ad un CEO di un celebre fast food il quale ha già manifestato la volontà di tagliare i salari ed aumentare il ricorso all’automazione; ha assegnato il Dipartimento del tesoro ad un gestore di un fondo speculativo; il Dipartimento della Pubblica istruzione a chi vuole privatizzare la scuola. Ecco perché Wall Street è sovreccitato da Trump. Qualsiasi distruzione che la sua amministrazione può portare nel mercato transatlantico - nonostante non avessimo voluto vedere approvato il TPP - sappiamo che egli può far fare incredibili profitti attraverso la distruzione del settore pubblico e non solo. I sindacati americani sono quasi unitariamente opposti a Trump e gli unici che lo appoggiano ora sono alcuni leader e capi di alcune organizzazioni afferenti ai settori commerciali e delle costruzioni, storicamente i più conservatori, razzisti e pro-imperialisti. Loro stessi, infatti, non si curano dell’impatto ambientale - ad esempio - degli oleodotti, del fatto che le tubazioni stanno distruggendo la terra dei popoli nativi, si preoccupano solo del fatto che creeranno più lavoro. Ma di quale lavoro stiamo parlando? Di un lavoro temporaneo! [...] Trump sta usando il razzismo come capro espiatorio per ritrarre se stesso come un difensore dei lavoratori americani, grazie anche ad un paio di acrobazie politiche ben pubblicizzate, soprattutto in favore di quelli bianchi. In verità il suo programma è rappresentante di un capitalismo sfrenato che devasta ulteriormente le condizioni di tutta la classe lavoratrice»

Durante la cerimonia d’insediamento di Trump si sono verificate numerosissime manifestazioni di dissenso contro di lui. Qual è la posizione del PSL? Vediamo svariati slogan a riguardo, molti manifestanti contengono anche contrassegni anti-russi (che ci fanno ricordare la ‘longa manus’ di Soros) e anche una sorta di ‘show’ dei democratici... 
«La coalizione di proteste anti Trump ha la propria àncora nel PSL. Il Governo ha cercato di bloccarci per mesi ma il giorno dell’inaugurazione, nonostante i controlli di sicurezza, milioni di persone si sono riversate a Washington D.C. e in svariate altre città per iniziative simultanee di dissenso. Siamo stati in prima linea delle proteste anti Trump fin dall’inizio della sua candidatura perché abbiamo ritenuto molto pericolosa la sua retorica di estrema destra, sappiamo che essa può crescere a causa della disaffezione delle persone nei confronti dello status quo. Molti liberali, in questa fase, ci hanno criticato dato che abbiamo preso la campagna di Trump sul serio mentre costoro pensavano fosse uno scherzo. Il PSL, in ogni caso, ha partecipato anche alla marcia delle donne il giorno dopo: la leadership del movimento, nato spontaneamente, mancava di regia organizzativa, nonostante fosse stata direzionata dal BlackLivesMatter. Da lì, in ogni caso, degli esponenti dell’“ala sinistra” del Partito Democratico si sono staccati dalla loro organizzazione politica e hanno partecipato al movimento di opposizione di massa. […] La principale campagna (ideologica e non) del PSL è stata, tuttavia, quella di porre il Partito Democratico nei reali termini in cui esso debba essere inscritto. Il Partito Democratico è il partito dello status-quo. Un partito imperialista che, alla fin fine, capitolerà assieme a Trump». 




La politica estera di Trump è davvero meno aggressiva di quella di Obama o della Clinton? Sta procedendo con una dura retorica contro la Cina, uomini a lui vicini considerano l’Iran come nemico e Israele un ‘caro amico’ del Medio Oriente... 
«No, Trump è un imperialista tout-court: sta aumentando le spese militari, il nuovo segretario della Difesa (eletto tanto dai Repubblicani quanto dai Democratici) è soprannominato ‘Mad Dog’. I funzionari in politica estera stanno ancora collocando la Russia come “minaccia superiore per la sicurezza degli USA”; ritengono che debba esserci un cambio di regime in Venezuela. Inoltre, Trump p afferma che l’errore principale in Iraq, da parte statunitense, fu “non prendere il petrolio” come invece egli afferma avrebbero dovuto. È un sostenitore di Israele al 100%, ha affermato che creerà delle ‘safe zones’ in Siria, stessa cosa dichiarata dalla Clinton in campagna elettorale»

Le proteste anti-Trump continueranno? Se sì, come? 
«Stanno continuando. La sfida principale per i socialisti sarà quella di continuare a dare voce ed energia a questa spinta rivoluzionaria, rompere con la strategia dei Democratici neoliberisti che vogliono portare le lotte ad un vicolo cieco, così come - allo stesso modo - mostrando l’alternativa ai Repubblicani di estrema destra. La risposta a Trump non è un ritorno al ‘pre’ o allo status-quo ma un nuovo sistema che dà una casa a tutti, l’assistenza sanitaria, un reddito (dunque una possibilità di vita) o un sussidio per la disoccupazione, una pensione. Senza un tale programma che orbiti attorno a tutto il movimento anti-Trump, il suo ‘finto populismo’ potrebbe continuare a crescere».

«Non eravamo solo uomini: eravamo uomini, compagni, amici e fratelli»

Mi capita sempre più spesso, negli ultimi tempi, di prendere la Metro C, nonostante sia sostanzialmente inutile o prossima all'inutilità. Lo scambio con l'autobus 51, in ogni caso, non è poi così malvagio, in attesa che diventi utile e che incroci la linea A a San Giovanni. 
Mi metto le cuffie, salgo a Torre Maura. Isolarmi dai discorsi che sento sulla metro, nonostante siano d'ispirazione notevole per Discorsi da bar, ultimamente mi infastidiscono. 
Salgo sul treno in direzione Lodi e procedo verso i vagoni iniziali e mi siedo tra un signore anziano e una signora anch'ella con cuffie ben salde dentro le orecchie. Il signore a fianco a me legge un giornale, uno di quelli che danno sui mezzi di trasporto. La musica mi ovatta e mi esclude tutto il mondo circostante ma quel signore alla mia sinistra vuole parlare con me: vedo che mi rivolge la parola, dunque mi levo prima una e poi l'altra cuffia. «Posso farle una domanda? Scusi. 
La disturbo?», dice cortese. L'accento, i denti d'oro tradivano una provenienza est europea, forse ucraino, pensavo inizialmente. «Certo, mi dica, non mi disturba». Il tizio indica col grosso indice della mano destra il minuscolo distintivo che ho attaccato sullo zaino ormai dal 5º ginnasio: «quel distintivo ce l'avevo anche io tanto tempo fa. È quello del Komsomol, sa cos'è?»
Mi si illuminano gli occhi: «Certo - rispondo - l'ho messa ormai un po' di tempo fa.. Ce l'aveva anche lei?»


Emblema del Komsomol
«Beh sì, tutti facevano parte del Komsomol: l'organizzazione liceale comunista. I più piccoli erano.. Come si dice... Figli di Ottobre "Oktoberskaja", poi i Pionieri i "Pionerskaja" e poi c'era il Komsomol. Facevamo un sacco di cose e ne apprendevamo altrettante. Era un bel periodo. Ero comunista, tutti lo erano..» e le sue rughe sul volto facevano trasparire un poco di amarezza e di tristezza per "com'erano andate le cose”. Le fermate passano veloci una dopo l’altra, dobbiamo andare entrambi al capolinea, parliamo ora del più e del meno: mi indica il giornale che sta sfogliando polemizzando: «Sei giornalista? A proposito di giornali: qui questo giornale si fa bello perché dice sono aumentati i controlli sui mezzi pubblici e che ci sono molte più multe per chi non paga, ma come si fa a scrivere così? Io non ho mai visto un controllore e se ci sono, certo, magari qualche multa la faranno anche ma poi vengono pagate? E certo, non vengono scritti questi dati»
Scendiamo a Lodi, gli tendo la mano per presentarmi: Valentino, lo pronuncia all’italiana. 
«È studente?», continuando a darmi del lei. «Sì, studente universitario», faccio io. 
«Auguri, buona fortuna - dice - anch’io ero studente universitario, mi sono laureato e sono diventato preside di un liceo» ma dal 2000 è qui in Italia e ha fatto i più disparati mestieri, muratore in primis, come tanti dell’est Europa prima e dopo di lui. 
Mi chiede di cosa mi occupassi, gli rispondo che mi occupavo anche di sport e che recentemente ho scritto un libro con un collega che parlava di Yashin e del calcio nel comunismo. 
«Yashin...», gli occhi si illuminano. «Quello era calcio.. ma quello di adesso ti sembra calcio? A me sembra uno schifo..».

Gli indico dove si prende il 51, autobus che devo prendere anch’io per andare alla conferenza dove sono stato incaricato d’andare. Ci mettiamo a parlare di Chechov, Dostoevskij, Gogol e dopo un momento di silenzio, mi fa: «Sai cos’è che rendeva saldo, stabile, vivo, il comunismo? Non come qui, questa società... come si chiama.. capitalismo!», dice dopo un secondo di incertezza.
«La convinzione che rendeva saldo il sistema, che era realtà, era che l’uomo, nei confronti di un altro uomo, era compagno, amico e fratello. Quando c’era il comunismo da me, in Moldavia, ci dicevano che nel capitalismo l’uomo era lupo per un altro uomo (homo homini lupus) e, davvero, non riuscivo a comprendere questa frase. Ora è dal 2000 che sono qui e ho capito perfettamente»
«Certo - ormai è un fiume in piena - dopo la caduta del comunismo la gente si diceva che era felice ma chi lo era? Era felice era solo quella che prima aveva soldi e doveva - per forza di cose - mettere al servizio del paese quello che aveva. Io ero molto triste, sinceramente. Guadagnavo poco, quando lavoravo, però prendevo dei soldi. Avevo anche borsa di studio e casa, da studente. Tutto. I giovani qui non hanno nulla»
Scende dal 51 e lo saluto rammaricandomi un poco: «Do svidanija, tovarich», scandisce scendendo lo scalino, «spero di rivederti presto! Auguri per tutto»
E se ne va. 
Il socialismo era davvero come l’universo: in espansione.

Valentina Tereshkova, la prima donna a volare nello spazio, compie 80 anni

La prima donna a volare nello spazio, Valentina Tereshkova, compie oggi 80 anni, circondata dal riconoscimento dell’ammirazione dei suoi connazionali. 
Il 16 giugno del 1963, ad appena 26 anni, la cosmonauta Valentina Tereshkova decollò dal cosmodromo di Baikonur a bordo della nave Vostok-6 andando ad inscrivere il proprio nome nella Storia della conquista dello spazio. In 70 ore e 50 minuti, la Vostok-6 completò 48 giri del pianeta, quando tornò sulla Terra, la prima donna ad andare nello spazio era al contempo leggenda e realtà. 
Fu un doppio schiaffo all'occidente e agli USA: proprio nella fase storica in cui il socialismo era in ascesa e gli statunitensi in affanno, i sovietici diedero una lezione al mondo occidentale sull'emancipazione della donna e riguardo al reale protagonismo femminile in seno alla società socialista. 
Dopo la Tereshkova, decide di donne di altre nazionalità hanno viaggiato nel cosmo, pur tuttavia, rimane l’unica ad aver compiuto un viaggio attorno al Pianeta Terra in solitaria.
Il percorso intrapreso dalla Tereshkova, in ogni caso, fu intrapreso anche dalla seconda donna sovietica nello spazio: Svetlana Savitskaja, nel 1982 a bordo dalla nave spaziale Soyuz TM-17
Dopo il suo viaggio nello spazio, la Tereshkova divenne istruttrice del Centro di addestramento per Cosmonauti dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e Presidente del Comitato delle Donne Sovietiche.

I comunisti canadesi in favore del sistema elettorale proporzionale

Il Partito comunista del Canada ha condannato la decisione del governo a guida liberale di abbandonare l’iter legislativo sulla riforma elettorale, promessa a più riprese dal Primo Ministro, definendo tale scelta egoista e antidemocratica. Il Primo Ministro ha affermato che non c’è consenso nel Paese per portare a termine la riforma elettorale «ma tutto questo non è vero», ha affermato Liz Rowley del Partito Comunista del Canada. «Il 70% degli elettori, nelle scorse elezioni, ha votato per organizzazioni politiche quali i Verdi, i Liberali, i Comunisti e anche il NDP (New Democratic Party), tutti partiti che hanno affermato di voler cambiare il sistema elettorale. Un chiaro mandato». «Quello che è cambiato - continua Liz Rowley - è il consenso del partito liberale. 
Un anno dopo aver ottenuto la maggioranza di Governo, col solo 39% del voto popolare, e non portano a termine, tanto i liberali quanto i conservatori, la riforma elettorale perché sanno che i loro seggi si dimezzerebbero»

Il sistema all’inglese ‘first-past-the-post’ ha permesso, infatti, un monopolio esclusivo del Governo da parte di Liberali e Conservatori (liberals and tories) e delle corporazioni che rappresentano - per 150 anni.
Ha permesso alle due parti in campo, due facce della stessa medaglia, di ottenere maggioranze parlamentari con meno del 40% del voto popolare, di introdurre politiche antipopolari e che andavano in senso contrario a quanto affermato in campagna elettorale tra cui il Trattato di libero scambio di Mulroney (1988), le politiche sul cambiamento climatico (2016) etc. 
Hanno introdotto tagli ai posti di lavoro, ai salari, alle pensioni, legiferato per privatizzare i servizi pubblici e imponendo trattati di commercio globali ad appannaggio di grandi corporazioni, minando il lavoro, i diritti e la democrazia.
 Questa è la vera ragione per cui i governi liberali e conservatori si rifiutano di introdurre riforma elettorale.
Ed è il motivo per cui le masse lavoratrici si sentono obbligati a votare strategicamente per bloccare l’elezione del partito che porta avanti le politiche più scellerate al posto di quello che vogliono realmente sostenere. 
Il Partito comunista, infatti, chiede al Governo di portare a termine il proprio impegno sulla riforma elettorale per dotare il paese di un sistema diverso da quello vigente, ovvero, introducendo il sistema di rappresentanza MMP (Mixed Member Proportional). Tale sistema, richiesto dalle assemblee dei cittadini, ha il sostegno di organizzazioni sindacali e associazioni. 
Il Partito comunista canadese, chiede, dunque, un sistema elettorale proporzionale.

Spagna, scaricatori di porto in agitazione

Gli scaricatori di porto in agitazione contro il decreto dell'UE che impone la liberalizzazione del settore già passata in molti paesi europei (come il nostro). Questa la dichiarazione del Partido Comunista de los Pueblos de España (PCPE): «l'UnioneEuropea continuerà come uno schiacciasassi se non sarà fermata dalla maggiore delle forze che può incontrare, una classe operaia unita e organizzata».

I comunisti maltesi contro l'accordo raggiunto dall'UE riguardo i migranti

Il Partito Comunista maltese condanna l’accordo raggiunto dall’UE a Malta in materia di immigrazione, accordo raggiunto - peraltro - per cercare di tagliare la rotta migratoria della Libia verso l’Europa. Il PKM condanna anche i due principali partiti di Malta e il loro sostegno alle politiche dell’Unione Europea e invita tutte le forze progressiste e di sinistra ad unirsi per manifestare il proprio dissenso nei confronti di quest’accordo, approvato invece da parte dei laburisti (Labour party) e dai nazionalisti (Nationalist Party).

L'ambasciata degli USA in Israele si trasferisce in Palestina. Papadakis (KKE): «È un atto provocatorio»

«Lo spostamento dell’ambasciata USA d’Israele a Gerusalemme è un atto provocatorio», questo quanto dichiarato da Kostas Papadakis, deputato del KKE (Partito Comunista Greco) al Parlamento Europeo. Nel ‘question time’, in una domanda posta all’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e per le politiche della Sicurezza, Federica Mogherini, il deputato comunista ha denunciato come «l’annuncio del Governo degli USA di spostare l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme fosse un atto provocatorio». Questa è stata l’interrogazione posta nel ‘question time’ dal deputato Papadakis: «È stato annunciato, da parte del Governo degli Stati Uniti d’America, che inizierà ufficialmente la procedura di trasferimento dell’ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme Est che, come è stato detto da fonti ufficiali del governo americano, è ‘nelle sue fasi iniziali’. Questo spostamento è stato accompagnato dalle dichiarazioni delle autorità d’occupazione israeliane le quali hanno in programma di:
  1. costruire 500 nuove abitazioni per i coloni israeliani a Gerusalemme Est 
  2. costruire 2.500 nuove abitazioni per i coloni israeliani in Cisgiordania
Questi pericolosi sviluppi sono un altro elemento di prova riguardante gli USA e l’aggressività di Israele nell’area, che gode anche della convergenza della UE a riguardo. Queste azioni creano il terreno per una nuova escalation di violenze nella regione che, ancora una volta, saranno pagate col sangue dei popoli».



Mp

KKE: «solidarietà ai bambini delle famiglie di rifugiati»


Lo scorso 17 gennaio dei teppisti facenti riferimento ad Alba Dorata, proprio nel momento in cui sta continuando il processo riguardante l'attività criminale di quest'organizzazione fascista, si sono riuniti fuori da una scuola elementare - in uno dei quartieri popolari del Pireo - con lo scopo di impedire ai figli dei rifugiati di farli entrare a frequentare le lezioni. Il KKE, insieme a decine di organizzazioni sindacali, ha denunciato il nuovo attacco fascista di Alba Dorata. 
L'ufficio stampa del Comitato Centrale del KKE, nella sua dichiarazione, chiama il popolo greco, i genitori, gli studenti delle scuole e gli insegnanti a «denunciare e isolare Alba Dorata, così da opporsi alla protervia dell'organizzazione, estendendo la propria solidarietà ai bambini, figli delle famiglie di rifugiati, che sono stati cacciati dai loro Paesi a causa delle guerre e a causa della barbarie del capitalismo. È bene che si intensifichi la lotta comune contro le guerre che seminano morte e costringono i popoli a migrare e diventare 'rifugiati'».

Corea del Nord, solidale per la 58esima volta con Cuba socialista

Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha inviato un messaggio di auguri e congratulazioni al Governo di Cuba per il 58° anniversario della Rivoluzione: la ricorrenza si festeggia oggi, nell’isola caraibica, insieme all’avvento del nuovo anno, come hanno riportato i media ufficiali. Kim Jong Un «ha ratificato il sostegno e la propria solidarietà della Repubblica Democratica Popolare di Corea nei confronti del processo rivoluzionario cubano», ha riportato l’agenzia di stampa dello Stato ‘Prensa Latina’. «Siamo sulla stessa linea di combattimento da sempre, soprattutto quando si tratta di contrastare le brutali manovre dell’imperialismo», riporta il testo d’agenzia. Il Leader nordcoreano ha ribadito come il proprio Paese e Cuba abbiano relazioni solide che sapranno «rafforzare e sviluppare costantemente, sulla strada della vittoria, per  l’indipendenza antimperialista e per il socialismo». «Auguriamo i nostri più sinceri auguri affinché il Presidente Raul Castro, il Governo, il Partito Comunista e il popolo di Cuba possano continuare a raggiungere risultati eccellenti in ogni ambito», conclude la lettera. 
La Corea del Nord mantiene un rapporto storico con Cuba che risale al 1960. Attualmente, entrambi i Paesi hanno stretto vari accordi di cooperazione in materia di istruzione, scambi commerciali, riguardo il settore petrolifero e quello dell'agricoltura . Lo scorso maggio, Raul Castro, poi, ha ricevuto a L’Avana Kim Yong Chol (membro dell’Ufficio Politico del Partito del lavoro della Corea del Nord) il quale ha portato i saluti da parte di Kim Jong Un. Contestualmente, il leader nordcoreano ha ricevuto a Pyongyang, nel mese di luglio dello stesso anno (quello appena trascorso nda), il VicePresidente di Stato di Cuba, Salvador Valdes Mesa.

Mp

Socialisti e cristiani

L'operaio Giacosa è stato arrestato il 1° maggio sotto l'accusa di aver lanciato una mitica bomba in piazza S. Carlo. Una guardia regia giurò di aver visto coi suoi occhi il Giacosa a lanciare la bomba.

L'altro giorno il Giacosa è stato scarcerato, perché prosciolto in istruttoria; egli dimostrò luminosamente di non aver potuto lanciare nessuna bomba. Il Giacosa è cristiano devoto; appena scarcerato egli manda all'«Avanti!» una sottoscrizione di lire dieci con questa dicitura: «Il compagno Giacosa, per grazia ricevuta, mette dieci lire per l'"Avanti!" Crede nel Vangelo di Cristo. Fa voti che Cristo punisca quella degna guardia regia che ha giurato il falso»


Da questo piccolo episodio si possono trarre alcune moralità. Un operaio, cristiano, riconosce nell'«Avanti!», nel giornale della classe operaia, il suo giornale, quello che lo ha difeso, difendendo tutta la classe operaia aggredita a fucilate il 1° maggio. Egli comprende che l'idea religiosa non costituisce motivo di scissione nella classe operaia, come non costituisce motivo di scissione nella classe borghese. I socialisti marxisti non sono religiosi; credono che la religione sia una forma transitoria della cultura umana che sarà superata da una forma superiore di cultura, quella filosofica; credono che la religione sia una concezione mitologica della vita e del mondo, concezione che sarà superata e sostituita da quella fondata sul materialismo storico, cioè da una concezione che pone e ricerca nel seno stesso della società umana e nella coscienza individuale le cause e le forze che producono e creano la Storia. Ma pur non essendo religiosi, i socialisti marxisti non sono neppure antireligiosi; lo Stato operaio non perseguiterà la religione; lo Stato operaio domanderà ai proletari cristiani la lealtà che ogni Stato domanda ai suoi cittadini, domanderà che se vogliono essere in opposizione questa opposizione sia costituzionale e non rivoluzionaria.
L'opposizione rivoluzionaria è propria di una classe oppressa contro i suoi sfruttatori; l'opposizione costituzionale è l'atteggiamento proprio di un ceto ideologico della classe verso la maggioranza che esercita il potere politico. L'operaio cristiano Giacosa mostra di aver compreso questo nesso del pensiero politico proletario, se, pure essendo cristiano, egli riconosce nell'«Avanti!» l'organo della sua classe. 
Egli fa voti perché Cristo punisca la guardia regia che ha giurato il falso; il Partito Socialista non riconosce come buona questa tattica e preferisce la sua: espropriare i capitalisti e con la forza dello Stato operaio rendere impossibile, anche per gli operai cristiani, che il giuramento falso di un agente della borghesia faccia marcire in prigione i proletari.

Antonio Gramsci, 'Avanti!' ed. Piemontese, 26 agosto 1920

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