Azioni e reazioni a seguito del blitz ferragostano del Fronte indipendentista unidu sulla toponomastica



Ha fatto molto discutere l’azione del Fronte Indipendentista Unidu che nella notte tra il 14 e il 15 agosto ha cambiato il nome al Corso Vittorio Emanuele II di Sassari mutandone la descrizione da “Re d’Italia” a “Assassino di Sardi”. Il comunicato degli indipendentisti, corredato di documentazione fotografica, ha invaso la rete diventando virale e rimbalzando anche sui socials continentali, in tutta Europa. Molti i commenti positivi anche in ambienti non indipendentisti di persone che semplicemente non capiscono perché le strade e le piazze debbano essere dedicate a personaggi di una dinastia che ha fatto così tanto male alla Sardegna e al sud d’Italia. Altri invece hanno accusato il Fronte di essere l’“ISIS” della toponomastica e di aver compiuto un’azione ai limiti del codice penale. 

Chi non si è espressa invece è l’amministrazione di Sassari (PD), il che è strano perché il Sindaco Nicola Sanna è attivissimo sui socials e in particolare su FB e nelle ultime settimane era stato anche impegnato in una polemica sulla rimozione di un cartello goliardico che aggiungeva alle destinazioni in uscita dalla città uno con la dicitura “Anche Affanculo”. 

Sanna aveva dichiarato che per rimuovere il cartello fissato con delle fascette di plastica erano stati spesi centinaia di euro. La rete ha canzonato il sindaco per giorni e non sono mancate le richieste di fatture che attestassero la spesa pazza per la rimozione. 

Invece gli adesivi “Assassino di Sardi” apposti dal Fronte sono stati rimossi celermente (testimoni ci raccontano che il 17 agosto mattina la strada era stata già bonificata dalle targhe antimonarchiche) e nel silenzio più assoluto di Sindaco, amministrazione e stampa cittadina. Infatti se la notizia era finita su La Nuova Sardegna on-line il 16 agosto, sull’edizione cartacea del giorno dopo non se ne trova traccia. 

Muntonarzos in Predda Niedda
(Sassari - Tathari)
Che siano partite telefonate dall’alto per fare calare sulla vicenda una cappa di silenzio ed evitare ulteriori prese di posizione favorevoli all’iniziativa indipendentista? Non lo sappiamo!

Ciò che invece sappiamo è che l’amministrazione non è così solerte a rimuovere la mondezza che occupa diverse strade e cunette della città turritana. 
Evidentemente la mondezza è tollerabile. 
Ma che nessuno tocchi i Savoia e l’italianità della Sardegna!



L'azione


Vittorio Emanuele II, assassino di sardi 

Azione del Fronte Indipendentista Unidu per cambiare la toponomastica intitolata ai tiranni Savoia. Nella notte tra il 14 e il 15 di agosto il Fronte Indipendentista Unidu ha provveduto a cambiare il nome ad una delle strade più importanti di Sassari che un tempo si chiamava “Farendi in Piazza” e oggi purtroppo risulta ancora dedicata al tiranno della dinastia savoiarda Vittorio Emanuele II. Di seguito una breve nota dello storico Francesco Casula: «Vittorio Emanuele II è stato l’ultimo re di Sardegna (dal 1849 al 1861) e il primo re d’Italia (dal 1861 al 1878). 

Con Vittorio Emanuele II, dopo la Fusione Perfetta con gli stati del continente, la Sardegna perderà ogni forma residuale di sovranità e di autonomia statuale per confluire nei confini di uno stato più grande e il cui centro degli interessi risultava radicato interamente sul continente. 
L’Unione Perfetta non apportò alcun vantaggio all’Isola, né dal punto di vista economico, né da quelli politico, sociale e culturale. Tale esito fallimentare, fu ben chiaro sin dai primi anni con l’aggravamento fiscale e una maggiore repressione che sfociò nello stato d’assedio, – che divenne sistema di governo – sia con Alberto la Marmora (1849) che con il generale Durando (1852)»

Il Fronte Indipendentista Unidu, sulla base di questi dati storici oggettivi, ha ritenuto opportuno mutare la descrizione della toponomastica di Corso Vittorio Emanuele II cambiando la descrizione da “Re d’Italia” a “Assassino di Sardi”. 

Il Fronte Indipendentista Unidu chiede al Comune di Sassari – come a tutti i Comuni dei paesi e delle città della Sardegna – che a tutte le strade e le piazze intitolate ai Savoia vengano restituiti gli antichi toponimi o che, in mancanza di nomi antichi, esse vengano dedicate a personaggi della storia e della cultura della Sardegna oggi dimenticati o relegati a vie e piazze di secondaria importanza.


Fascismo in Ucraina: Jamala, vincitrice dell'Eurovision, canta in un festival neonazista


Il manifesto che riporta la
partecipazione di Jamala al Banderstadt
Il suo nome completo è Susana Jamaladinova, nota ai più come Jamala: è stata la vincitrice dell’edizione dell’Eurovision di quest’anno. Secondo la notizia riportata da più parti e diffusa anche dai canali internazionali di Russia Today, Jamala ha partecipato ad un festival chiamato ‘Banderstadt’, svoltosi a Lutsk in Ucraina e organizzato da una formazione giovanile neonazista.
Il ‘festival’, svoltosi dal 5 al 7 agosto, onora il criminale di guerra nazista e collaborazionista ucraino Stepan Bandera.

Jamala aveva trionfato all’Eurovision 2016 con una canzone anch’essa molto controversa, animata da intenti politici e, sicuramente, anti-comunista, dal titolo “1944” e che ha avuto come tema principale la deportazione de Tartari di Crimea.
Naturalmente, la canzone conteneva già di per sé una distorsione storica: i Tartari furono deportati perché collaboratori dei nazisti.  


Lettera dalla Turchia ai popoli del mondo

Riportiamo la traduzione della Lettera inviata dal KP - Komünist Parti (Partito Comunista - Turchia) ai popoli del mondo, visibile qui

Nella notte del 15 luglio abbiamo testimoniato un tentativo di colpo di stato. Nonstante le stranezze, gli elementi ambigui e l’incertezza circa i loro autori reali, è stato un vero e proprio tentativo di colpo di stato. 

È vero che Fethullah Gülen è all’origine del tentativo di colpo di stato, e che Fethullah Gülen ha rapporti profondi all'interno del'amministrazione degli Stati Uniti. Inoltre, ci sono più di una traccia della CIA e del Pentagono nel tentativo di colpo di stato. Il fallimento di questo tentativo di colpo di stato è un beneficio per il nostro popolo. 

Se il colpo di stato fosse realizzato, gli operai già alle prese con tutti i problemi immaginabili provocati dal sistema capitalista avrebbero dovuto affrontare condizioni più pesanti e più distruttive. Bisogna tenere in mente che i golpisti, oltre ad avere una filosofia islamista ed essere una gigante forza capitalistica, per decenni sono stati al servizio dei monopoli internazionali. 

Un altro fatto che si dovrebbe tenere in mente è che Fethullah Gülen è emerso nell’arena della politica tra le fila della “Organizzazione della Lotta Contro il Comunismo”. 
Questa organizzazione è stata fondata nel 1960 da parte della CIA. Ciò che è interessante e angoscioso è il fatto che Erdoğan, il bersaglio principale del tentativo di colpo di stato, e i golpisti condividono ideologicamente e politicamente la stessa tradizione. L’islamismo, l’anti-comunismo e la piena fedeltà alla classe capitalista stanno definendo le caratteristiche di Erdoğan e Fethullah Gülen; Erdoğan ha anche avuto un ruolo significativo negli scenari del Medio Oriente guidato dagli Stati Uniti. 

Ci sono alcuni motivi dietro alla recente tensione tra gli Stati Uniti, i paesi del Unione Europea e Erdoğan. Il fallimento in Siria, il fatto che Erdoğan produce continuamente tensione in Turchia per i suoi interessi, la sua creazione di un grande margine di manovra con il sostegno elettorale alle sue palle e il suo carattere incontrollabile possono essere alcune ragioni che vengono in mente. 
Tuttavia, questa tensione è diventata un fattore nel contesto creato dai profondi conflitti economici e politici in corso tra gli Stati Uniti e le forze sotto l’influenza degli Stati Uniti contro la Federazione Russa.

Come Erdoğan e la sua cricca sono in una lotta esistenziale e affrontano l’isolamento nazionale e internazionale, l’amministrazione di Putin, utilizzando la tattica “del bastone o la carota”, sta consigliando a Erdoğan di rompere i legami con la NATO, o almeno di astenersi dal sostenere le politiche della NATO sull’accerchiamento di Russia. In seguito al tentativo di colpo di stato, ci sono molti nei circoli governativi in Turchia che accusano gli Stati Uniti e l’UE, e sostengono la collaborazione con la Russia.

Senza dubbio, questa tendenza attuale non è quella che preferita dalla borghesia della Turchia, ma il prodotto della cricca governativa che sta cercando un rifugio sicuro perché estremamente spaventata dal tentativo del golpe. Lo scioglimento dei rapporti economici, politici e militari tra la Turchia e i paesi imperialisti (come la Germania e gli Stati Uniti), può essere raggiunto solo con una rivoluzione socialista. Un cambiamento d’asse all’interno del sistema attuale aumenterà solo la possibilità del caos, e, correlatamente, della guerra civile e/o internazionale.

Attualmente ci sono degli indizi i quali segnalano che il proseguimento delle trattative tra il regime di Erdoğan e il blocco USA-UE sarà duro. La borghesia turca sta prendendo sempre più iniziative mentre l’opposizione all’interno del sistema sta svolgendo il ruolo del mediatore per i negoziati in corso. D’altra parte, a causa del tentativo di colpo di stato, la Turchia sta attraversando un periodo in cui l’ordine costituzionale è sospeso e tutte le decisioni e la ristrutturazione dello stato sono monopolizzate da una piccola cricca nel governo. 

Anche se non in una scala di massa, gli arresti e le purghe che stanno prendendo di mira i golpisti si sono estesi ai settori progressisti, rivoluzionari e comunisti che hanno sempre lottato contro Fethullah Gülen e altre organizzazioni islamiste del genere. 

In queste condizioni, il Partito Comunista rivolge il seguente appello ai popoli del mondo, alle organizzazioni della classe operaia, a tutte le forze rivoluzionarie e comuniste


  1. Non c’è bisogno di fare una scelta tra il colpo di stato del cospiratore Fethullah Gülen e il governo attuale. I golpisti hanno eseguito un piano sanguinario, infido e insidioso. Il governo attuale, tuttavia, è un parente dei golpisti, ha oppresso il nostro popolo per anni. Sono i millioni di lavoratori turchi e curdi che vengono oppressi dall’organismo politico del sistema capitalista, e i rappresentati di quei lavoratori con i quali dovete essere solidali. 
  2. La discussione sulla stampa internazionale che pone il dubbio che il colpo di stato sia stato “reale” è una trappola che dovrebbe essere evitata. Quello che deve essere discusso sono le armi nucleari nella base di İncirlik, le operazioni segrete della NATO; come e per conto di chi Fethullah Gülen ha fondato questa organizzazione oscura che serve la classe capitalista in una rete di oltre cento stati; i profitti che legano l”islamista” Erdoğan e i leader “laici” d’Europa; il saccheggio delle risorse pubbliche della Turchia da parte dei monopolisti globali e lo sfruttamento immenso di cui soffrono i lavoratori. 
  3. Dobbiamo resistere contro tutti gli interventi e tentativi di una ‘rivoluzione colorata’ – compresi quelli che sono apparentemente contro il governo anti-popolare della Turchia. Non esiste una distinzione tra i “capitalisti buoni” e i “capitalisti cattivi”. È evidente l’insincerità delle dichiarazioni dalla parte della NATO e dell’Unione Europea, esprimendo preoccupazione per i temi della libertà e della democrazia in Turchia. La liberazione sociale della Turchia sarà il prodotto solo del popolo operaio che vive in Turchia. 
  4. Allo stesso modo, è incomprensibile che Putin venga raffigurato come il liberatore. La posizione della Russia nei confronti della Turchia è totalmente pragmatica ed è completamente modellata secondo gli interessi della classe dirigente russa. L’amministrazione di Putin che esaltava Erdoğan un anno fa, ha dichiarato lo stesso Erdoğan un criminale di guerra dopo l'abbattimento dell'aereo russo e ha anche consegnato una serie di prove all’ONU. Tuttavia, un paio di settimane prima del tentativo di colpo di stato, la storia d'amore tra Putin e Erdogan si è riaccesa. Non dobbiamo lasciare che le forze dell'ordine mondiale imperialista-capitalista determinino il futuro del nostro paese. 
  5. L'Islam moderato è un concetto fabbricato dagli Stati Uniti. La libertà di fede e di culto è un dritto fondamentale. Tuttavia, bisogna allontanare la religione da tutti gli ambiti politici e giuridici. Non esiste una “versione moderata” di questo bisogno essenziale. Qualsiasi persona o movimento in Turchia che fa politica in nome della religione o coi riferimenti religiosi sta commettendo un crimine. La situazione attuale in Turchia è un’occasione per apprezzare l'importanza della laicità e comprendere il suo significato vitale per gli oppressi. Questa opportunità può essere messa a buon uso non dando spazio alle ideologie razziste e xenofobe in Europa, ma esclusivamente collegando questi principi umanitari alla lotta contro il capitalismo. 
  6. La storia della Turchia è la storia dei colpi di stato, omicidi politici, fanatismo religioso e militarismo. Tuttavia, la Turchia non è solo questo. Nel corso della sua storia, ci sono stati anche buoni sviluppi in Turchia. La Repubblica di Turchia è stata fondata a seguito del successo della lotta in collaborazione con la giovane Unione Sovietica contro l'invasione imperialista. Un poeta comunista internazionale come Nâzım Hikmet è un figlio di questo Paese. Il movimento popolare legittimo che si sollevò contro il governo tre anni fa ha puntato anche al fatto che esiste anche un fronte diverso in Turchia che di recente ha testimoniato il conflitto tra due cricche islamiche. 


Il fine di questo appello è che voi seguiate il fronte dei lavoratori, che siate solidali con loro e che ascoltiate la loro voce. Contro il Capitale, i dittatori, i golpisti dei monopoli, i lavoratori, gli intellettuali rivoluzionari e militanti comunisti seguono la tradizione di internazionalismo. 

ABBASSO L’IMPERIALISMO! LA NATO E L’UNIONE EUROPEA, QUALI SOSTENITORI DEI COLPI DI STATO, VANNO SCIOLTE! VIVA LA LOTTA PER L’UMANITÀ, L’UGUAGLIANZA, LA LIBERTÀ E LA GIUSTIZIA! IL PARTITO COMUNISTA, TURCHIA.

Fidel Castro, i messaggi delle organizzazioni comuniste per i suoi 90 anni

Traduzione della lettera inviata da S. Sudhakar Reddy per conto del Partito Comunista dell'India (CPI) in occasione del 90esimo compleanno di Fidel Castro.

S. Sudhakar Reddy (Partito Comunista dell'India - CPI)
New Delhi
August 12, 2016

Partito Comunista dell'India


Caro compagno, vorrei trasmettere i nostri cari auguri per conto del Consiglio Nazionale del Partito Comunista dell’India (CPI) e da parte mia in occasione del tuo 90’ compleanno, il 13 agosto 2016. 
Si tratta di un’occasione unica. La Rivoluzione cubana, grazie alla tua guida capace, alla tua leadership coraggiosa e al Partito Comunista Cubano, ha fatto sì che Cuba potesse trasformarsi in una società migliore, liberata dallo sfruttamento, ed è fonte di ispirazione per i giovani e le persone di tutto il mondo. Hai fronteggiato migliaia di difficoltà, combattuto innumerevoli disagi e tentativi di assassinio. Ma hai e avete combattuto per guidare il popolo di Cuba. 

Il ‘bloqueo’ imposto dagli USA e le organizzazioni di Stato statunitensi non ha potuto minimamente spezzare la determinazione del popolo cubano. Sei il simbolo della eroica lotta antimperialista del mondo di oggi. Nel 1976, quando ero studente, ti ho incontrato per pochi minuti durante il congresso del PCUS che si teneva a Mosca. 

Ricordo distintamente la tua forte stretta di mano, come se fosse ieri. Si tratta di una memoria che mi ispira ogni giorno. Continua ad ispirarci con il tuo contributo nella lotta l’imperialismo, che è stato portato vanti nei paesi Latino-americani e li ha spinti a muoversi ‘ a sinistra’ con sorprendente spirito. 
I comunisti indiani desiderano che tu viva bene e a lungo, al servizio dell’umanità e della Rivoluzione. 

Saluti Rivoluzionari

Partito Comunista (Italia)


Messaggio del Segretario Generale del Partito Comunista (Italia) Marco Rizzo

Caro Comandante Fidel,
possano i tuoi 90 anni esser leggeri quanto solida e forte è stata la Tua opera. Nella Tua vita hai saputo dimostrare quanto sia possibile affrontare e battere i potenti se supportati dall’essenza degli insegnamenti di chi nei secoli si è battuto per l’eguaglianza. 
La lotta per il Comunismo nel mondo si è arricchita della Tua presenza ed il popolo cubano resterà per sempre legato alla rivoluzione del 1959 che ha dimostrato quanto una piccola isola, con una grande idea e con grandi uomini, può garantire la propria indipendenza e dignita’ anche di fronte allo strapotere dell’imperialismo yankee. La Vostra storia, Comandante, è fatta di giganti: assieme a Te, il Che, Camilo, Raul e tanti altri. 

La vita di ogni uomo è breve e può risultare anche inutile. Spesso i tempi della nostra vita non sono i tempi della storia, ma Voi ci avete insegnato che gli uomini che si battono per il proprio popolo lasciano scritto il loro nome nella storia. 
‘A qualunque costo!’ Comandante!


Partito Comunista dei Popoli di Spagna 


Traduzione della nota indirizzata al Comitato Centrale del Partito Comunista Cubano dal Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE)

A nome di Carmelo Suarez, segretario generale del PCPE e del CC del PCPE (Partito Comunista dei Popoli di Spagna), desideriamo trasmettere i nostri auguri per il 90esimo compleanno del comandante Fidel Castro. Per i comunisti spagnoli la storia, l’impegno e i valori umani e rivoluzionari che ha incarnato Fidel Castro hanno rappresentato e rappresentano una guida e un esempio per l’immenso compito di ogni partito comunista, la Rivoluzione Socialista. Rimaniamo convinti dei contributi che il Comandante continuerà a trasmettere al popolo cubano e al resto delle persone che nel mondo combattono ogni giorno contro l’imperialismo; che aiuteranno l’autentica liberazione della classe operaia e dei settori popolari del mondo fino all’eliminazione finale del sistema capitalistico per la costruzione del socialismo.

Saluti rivoluzionari al comandante Fidel Castro

Victor Lucas (segreteria internazionale del PCPE)

Olimpiadi, il boicottaggio dell'agenzia di stampa 'Bild' nei confronti degli atleti Russi

L’agenzia tedesca BILD boicotterà la delegazione olimpica russa ai giochi di Rio in corso di svolgimento. La motivazione è rintracciabile nella questione-doping, rimbalzata anche sui media nostrani, usati dagli atleti russi durante le olimpiadi di Sochi. 
L’agenzia riporta quanto segue sul sito ufficiale: i giornalisti dell’agenzia non includeranno i risultati della delegazione russa nel medagliere e non informerà sulle vittorie dei russi a Rio. «Gli sportivi occidentali, dalla Germania agli Stati Uniti d’America, talvolta fanno uso di sostanze dopanti - si legge nella nota -. Tuttavia, quando un Governo, dei ministri e [persino ndt] l’intelligence supporta il doping a livello nazionale, lo scandalo è così imponente da meritarsi una grande risposta: la completa esclusione!».

Fronte indipendentista unidu: «Partecipiamo insieme ai lavori dell'assemblea sarda contro l'occupazione militare»

APPELLO ALL'INDIPENDENTISMO 


Il Fronte Indipendentista Unidu ha da subito accolto l’invito del Comitato Studentesco Contro l’Occupazione Militare a costruire un percorso di rilancio della lotta contro la massiccia presenza militare straniera sulla nostra terra. Riteniamo positiva la proposta di fare ripartire il dibattito in maniera democratica e paritaria e soprattutto l’idea di andare paese per paese, comunità per comunità a spiegare le nostre ragione e a decostruire la narrazione secondo cui le basi e i poligoni militari portano lavoro e altri benefici alla società sarda. 

Per questo abbiamo partecipato fin dal principio contribuendo con le nostre forze ad organizzare incontri di preparazione alla grande assemblea nazionale tenutasi – non a caso – il 2 giugno a Bauladu, vale a dire il giono in cui lo stato italiano sfoggia tutto il suo apparate militare, sciovinista e colonialista. 

A Bauladu abbiamo trovato un clima sereno e collaborativo e abbiamo capito che era necessario il massimo impegno degli indipendentisti perché la lotta non si appiattisse su generici contenuti pacifisti e antimilitaristi ma assumesse anche un valore aggiunto preziosissimo per la nostra terra: costruire un ampio movimento di massa contro una delle facce più devastanti e opprimenti dell’occupazione colonialista della nostra terra, ovvero la trasfromazione della nostra patria in portaerei della NATO e della Repubblica italiana! 

Abbiamo dato la nostra adesione ufficiale, abbiamo avanzato le nostre proposte e ora stiamo lavorando nei gruppi di lavoro che si sono formati in vista del campeggio AFORASCAMP che si terrà nel bellissimo bosco di Selene a Lanusei dal 7 all’11 settembre. In questi giorni stiamo contribuendo attivamente con tutte le nostre forze a diffondere la campagna muraria plurilingue (inglese, sardo, gallurese e italiano) con cui vogliamo informare cittadini sardi, emigrati di ritorno per le ferie estive e turisti sulla mobilitazione in atto.

Il lavoro sta procedendo speditamente ma riteniamo necessario che l’indipendentismo – organizzato o meno – dia un contributo ancora maggiore. Soltanto partecipando, avanzando proposte in maniera democratica e orizzontale è possibile fare nascere un movimento di liberazione dall’occupazione militare e dalla guerra, che sicuramente ad oggi rappresenta uno dei pilastri della lotta di liberazione del nostro paese. 

Ci rivolgiamo dunque a tutti gli indipendentisti sardi (alle organizzazioni così come ai singoli) perché in questi giorni partecipino agli attacchinaggi della campagna muraria, ai gruppi di lavoro, alla distribuzione di materiale informativo in vista del campeggio. Soltanto così potremmo arrivare preparati per la vigorosa ripresa della mobilitazione contro poligoni ed esercitazioni militare in autunno. Riconoscere la condizione di “occupazione militare” della nostra terra e costruire un grande movimento di massa, è la prima condizione necessaria perché si costruisca un movimento di liberazione nazionale capace di toccare anche altri punti di vitale importanza.

Palestina, solidarietà con la lotta di Ahmad Saadat

Traduzione delle dichiarazioni del KKE e PCL (Partito Comunista Libanese) riguardo lo sciopero della fame condotto da Ahmad Sadaat (Segretario Generale del FLP - Fronte per la Liberazione della Palestina)

KKE - Partito Comunista di Grecia


Il KKE chiede l’immediato rilascio delle migliaia di detenuti politici palestinesi che si trovano nelle carceri israeliane. Il Partito saluta, poi, la lotta dello sciopero della fame, portata avanti anche dal Segretario generale del Fronte per la Liberazione della Palestina, Ahmad Saadat. Tale azione esprime la propria solidarietà con la lotta multiforme del popolo palestinese contro l’occupazione israeliana e per uno Stato palestinese indipendente basato sui confini del 1967, con Gerusalemme Est come sua capitale. Lo stato di Israele ha continuato, per molti decenni, ad attuare le forme più barbare di oppressione contro il popolo palestinese e i suoi attivisti e militanti. In effetti, questa linea politica barbara è stata premiata dalle Nazioni Unite, con la “intronizzazione” dell’ambasciatore israeliano come capo del “Legal Committee”

Israele continua le proprie politiche barbare sostenuto dagli Stati Uniti, UE, NATO e dai loro alleati ben noti nella zona mediorientale. Il KKE chiama la classe operaia e il popolo della Grecia ad intensificare la loro solidarietà col popolo palestinese, per denunciare le politiche del governo SYRIZA-ANEL che, fedele agli interessi del Capitale, esalta le proprie relazioni (comprese quelle sul piano militare) con l’imperialista stato israeliano. 

PCL - Partito Comunista Libanese


Solidarietà arriva anche dal Libano e dal Partito Comunista Libanese: il PCL «richiede la massima solidarietà araba ed internazionale con quei prigionieri detenuti nelle carceri degli occupanti israeliani».
«L’occupazione continua nelle sue azioni provocatorie ed oppressive attraverso il trasferimento del compagno Saadat in celle di isolamento solo dopo l’adesione agli scioperi della fame. Questa eroica battaglia dei detenuti è solo uno degli onorevoli lati della Resistenza palestinese e del suo popolo che lotta per il suo Stato indipendente, per il diritto al ritorno di tutti i profughi alle loro case, per la liberazione di tutti i prigionieri e i detenuti»

Turchia, la dichiarazione dell'AKEL (Cipro)


L'AKEL (Partito progressista dei lavoratori - Ανορθωτικό Κόμμα Εργαζόμενου Λαού) sta monitorando con profonda preoccupazione gli sviluppi che stanno avvenendo in Turchia, a seguito del fallito colpo di stato il 15 luglio. Col pretesto di eliminare gli attori del colpo di Stato dal dominio pubblico, e parallelamente al trattamento brutale dei soldati che vi hanno partecipato, il governo Erdogan ha inesorabilmente avviato una caccia alle streghe in varie direzioni

Dipendenti pubblici, giornalisti, accademici, sindacati e partiti di sinistra sono soggetti ad una persecuzione medievale che cancella ogni nozione di democrazia in nome della quale queste azioni, denunciate già da più parti, stanno avendo luogo. Il colpo di stato è stato correttamente condannato da tutti i poli dell'opposizione in Turchia, ma anche a livello internazionale. 

Tuttavia, non deve sfuggire la nostra attenzione di un certo numero di Stati membri dell'Ue, e degli altri alleati atlantici della Turchia, i quali hanno esitato a farlo durante l'esecuzione del colpo di Stato. 
Allo stesso tempo, è un dato di fatto che la presenza del popolo turco per le strade è stato un fattore chiave per il fallimento del colpo di stato, nonostante azioni estreme messe in atto da sostenitori di Erdogan. 

Oltre ad essi, c'è una larga parte della popolazione che sta resistendo (da tempo nda) ‘a causa’ delle proprie convinzioni democratiche, nonostante debbano subire [gli attacchi] delle politiche di Erdogan. Tra loro ci sono Curdi, comunisti, movimenti progressisti, intellettuali etc etc
Molti di loro, tuttavia, sono presi di mira dalla persecuzione autoritaria condotta dal governo Erdogan che ha colto l’occasione per silenziare le voci progressiste [e di dissenso ndt] nel Paese: sono statti arrestati 60.000 dipendenti pubblici, licenziati 1.557 rettori e vice rettori, così come sono stati destituiti più di 200.000 insegnanti.

Tutto questo viene fatto in nome della “difesa della democrazia”.

Leggi di più: Le contraddizioni del capitalismo in Turchia (SenzaTregua.it)


L’AKEL esprime la sua solidarietà col KP (Partito Comunista), l’HDP (Partito democratico dei popoli), col Partito ‘Libertà e Solidarietà’ (ODP),  con il Partito Laburista (EMEP) e le altre forze progressiste che stanno lottando affinché il loro Paese non cada nel fascismo, per una democrazia sostenibile che difenda la Pace, la giustizia sociale e i diritti dei lavoratori.

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