«Chiediamo il rispetto dei Diritti Umani in Ucraina: libertà per Alla Alexandrovskaya»

Traduzione della dichiarazione del Presiudim del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa (PCFR).

L’Ucraina continua a compiere atti illegali e di ricattatori sul piano politico: l’ultima vittima della scandalosa repressione è Alla Alexandrovskaya, portavoce degli interessi delle classi disagiate del Paese, primo segretario del comitato regionale del PCU a Kharkov. 
Il servizio di sicurezza ucraino l’ha arrestata con l’accusa speciosa di ‘invadere l’integrità territoriale e dell’inviolabilità dell’Ucraiana’
Il 30 Giugno la Corte distrettuale Kievsky di Kharkov, con accuse che lasciano il tempo che trovano, ha stabilito che la Alexandrovskaya fosse posta sotto regime di osservazione per due mesi. 

Quello che sta accadendo a Kharkov si adatta perfettamente alla propaganda di decomunistizzazione [che sta avvenendo in Ucraina]. Alla Alexandrovskaya è stata, a lungo, il bersaglio di una campagna di adescamento da parte dei media ucraini. I nazionalisti-radicali (sebbene sarebbe più corretto chiamarli neonazisti ndt) hanno mosso contro di lei accuse infondate e messo in scena provocazioni che sarebbero sfociate in atti di violenza fisica per picchiarla e attaccarla. Tutte queste azioni, in stile Stepan Bandera, violano grossolanamente la Costituzione del Paese, tuttavia le autorità non hanno fatto nulla per interdire questi atti
La ragione è che il Regime al potere in Ucraina perseguita i comunisti e istiga alla persecuzione. Questa volta la vittima è una donna di 68 anni e con gravi problemi di salute


Alla Alexandrovskaya, già agli arresti, ha subito una crisi di ipertensione: nonostante tutto è ancora in regime di detenzione preventiva. Esigiamo da parte delle autorità ucraine l’immediato rilascio di Alla Alexandrovskaya. Invitiamo l’opinione pubblica mondiale a sostenere la coraggiosa donna e di proteggerla contro lapersecuzione politica [che sta avvenendo]. Rivolgiamo questo appello alle organizzazioni internazionali per i diritti umani e alle organizzazioni democratiche, per chiedere alle autorità ucraine l’immediato rilascio di Alla Alexandrovskaya, in osservanza al principio di supremazia del Diritto, della tutela dei Diritti democratici e delle Libertà dei cittadini.


Ci auguriamo che il consiglio dei diritti umani dell’ONU, il Parlamento Europeo e Humans Right Watch prendano una posizione di principio su questo tema. Contiamo sulla solidarietà internazionale dell'Associazione Internazionale dei Giuristi Democratici, così come della Federazione Democratica Internazionale delle Donne e di altre realtà. 

Libertà per Alla Alexandrovskaya!

Il PSL fa il pieno di firme nel New Mexico: «I giovani vogliono un nuovo sistema»

Traduzione dell'articolo pubblicato dal quotidiano online del PSL 'Liberation News'

Gli attivisti del PSL
«Diversi sostenitori e attivisti del PSL hanno incontrato migliaia di persone ad Albuquerque per far sì che  sulla scheda elettorale delle Presidenziali americane ci potesse essere anche Gloria La Riva. Gli attivisti del PSL hanno raccolto 6.300: anche se gli uffici del Segretario di Stato hanno richiesto solamente 2.564 firme, s'è andati ben oltre la soglia minima al fine di garantire la presenza di Gloria La riva sulla scheda elettorale». Molti i giovani raggiunti dagli attivisti del PSL: «I giovani sono stati molto ricettivi al messaggio del socialismo e alla campagna di Gloria La Riva. Molti volontari hanno, poi, notato che i giovani erano in gran parte interessati alle idee socialiste, Rebecca Hampton (attivista del PSL) infatti ha notato “I giovani sono entusiasti di resistere di fronte al razzismo bianco negli USA ed è stato stimolante [entrare in contatto con loro]. Un gruppo di giovani s’era avvicinato per sapere se fossimo contro Trump, 'decisamente' ho risposto. I giovani vogliono un nuovo sistema»

«Molti dei firmatari che sono entrati in contatto con gli attivisti sono rimasti impressionati per la dedizione di ognuno: diverse persone sembravano sorprese che un gruppo di giovani abbia volontariamente messo il proprio tempo a disposizione per la raccolta firme della candidatura del PSL e di Gloria La Riva» La campagna, in sostanza, «ha raggiunto migliaia di persone nel New Mexico e continuerà a raggiungerne altre in tutti gli USA. Tutti gli attivisti sono incredibilmente ispirati e continueranno a lavorare per un futuro in cui sempre più persone vedono nel socialismo il sistema che combatte per gli interessi della classe operaia in tutto il mondo».

Partito Comunista Maltese: «La sanità pubblica deve rimanere tale»

Traduzione della nota del Partito Comunista Maltese contro la privatizzazione della sanità pubblica 

«Il governo dovrebbe investire maggiormente nella sanità pubblica e non in quella privata. La misura proposta per incorporare il privato nella gestione dei servizi di odontoiatria nei plessi sanitari pubblici mostra che il servizio pubblico a Malta è stato preso in carico da soggetti esterni. I lavoratori del servizio sanitario pubblico devono essere consapevoli di come la privatizzazione spingerà le loro condizioni lavorative e salariali verso il basso. La sanità deve rimanere pubblica e non deve essere orientata al profitto: tale prospettiva minaccia il concetto di welfare universale. Il governo non dovrebbe usare le finanze pubbliche per sovvenzionare ospedali e cliniche private».

"Propaganda al comunismo" in Polonia: l'UE non condanna la persecuzione anticomunista ma cerca anche di giustificarla

Nuovi sviluppi, non positivi, per i quattro attivisti del Partito Comunista Polacco (KPP), condannati il 31 marzo 2016 dalla Corte Regionale in Dąbrowa Górnicza per aver fatto propaganda dell'ideologia comunista sul giornale "Brzask" e sul sito internet del Partito. Sono stati condannati a nove mesi di libertà vigilata con lavoro sociale gratuito obbligatorio, nonché ad una multa.
Qui, il comunicato originale, la risposta della Commissione Europea e il testo presentato dall'on. Papadakis (KKE) .

In relazione alla richiesta del KKE al Parlamento Europeo, per quel che concerne le decisioni inaccettabili dei tribunali polacchi contro militanti e quadri del KPP (Partito Comunista Polacco), con condanne fino a 9 mesi di prigione perché considerato ‘offensivo’ e ‘criminoso’ diffondere le proprie idee sul quotidiano ‘Brzask’ e sul sito web kompol.org, la risposta della Commissione Europea è inaccettabile. Non solo, la risposta della Commissione non condanna la persecuzione anticomunista: ha anche cercato di giustificare giuridicamente il tutto, invocando la non applicazione della reazionaria Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE

Se da una parte la commissione, e gli altri organi dell’UE, è molto ‘rumorosa’ in altri casi - quando essi siano in linea coi loro interessi - nei confronti dell’isteria anticomunista finge di lavarsene le mani
Da una parte si presenta come difensore dei diritti umani, intervenendo negli affari interni degli Stati di tutto il mondo, utilizzando le forme e le pressioni caratteristiche dell’imperialismo, dall’altra non trova nulla da dire sulle persecuzioni anticomuniste

La posizione del’UE non è una sorpresa, in quanto svolge un ruolo di primo piano nella campagna anticomunista e apre la strada ai suoi governi per giustificare e - in pratica - plaudere alle leggi che vengono spinte in avanti sulla base delle proprie linee guida anticomuniste e dichiarazioni antistoriche. Il governo della Polonia sta prestando il fianco sia all'UE che alla NATO il cui vertice recentemente svoltosi a Varsavia s’è tenuto in virtù di queste persecuzioni.
Ci riferiamo ad un vertice NATO che ha preso decisioni pericolose a spese dei popoli. 


Questa è la loro democrazia: la dittatura del Capitale.
Il KKE intensificherà la sua lotta in modo che il popolo denunci e isoli l’anticomunista Unione Europea e il suo Governo in modo che venga alla luce la verità storica che splenderà contro la persecuzione anticomunista, contro la distorsione antistorica sul socialismo e le calunnie sui comunisti. 
Solidarietà con i comunisti polacchi. Giù le mani dal KPP.

 Risposta a nome della Commissione (fornita dall'on. Jourova)


La libertà di espressione e di informazione è un diritto fondamentale sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE. La commissione cerca di garantire il rispetto di questi diritti di sua competenze ai sensi dei trattati UE. Secondo l’articolo 51, la Carta si applica agli Stati Membri solo quando questi stiano implementando l’attuazione del diritto dell’UE. La questione sollevata dall’onorevole Parlamentare non riguarda l’applicazione del diritto dell’Unione.
Pertanto, la Carta non è applicabile

La domanda alla Commissione, con una richiesta di risposta scritta, presentata dal deputato del KKE Papadakis, è stata la seguente: «Recentemente i componenti e i quadri del KPP sono stati condannati dal tribunale regionale di Dąbrowa Górnicza a pene detentive fino a 9 mesi, ‘libertà vigilata’ per molti mesi e lavoro socialmente utile obbligatorio, oltre alle multe, perché la diffusione delle loro idee [politiche] attraverso il giornale ‘Brzask e il sito web kompol.org è considerato offensivo e criminoso. 
Attivisti del KPP - Partito Comunista Polacco

La corte, d'accordo con le posizioni anticomuniste delle autorità polacche, s’è espressa favorevolmente alla condanna, utilizzando accuse infondate e pretestuose per quanto riguarda ‘la promozione pubblica di un sistema totalitario’

Questo fa parte del loro tentativo di annullare e calunniare le vittorie dei lavoratori sotto il sistema socialista, il diritto al lavoro, del lavoro e dei diritti sociali. Le autorità polacche hanno, da alcuni anni, provocatoriamente bandito i simboli comunisti e ora condanna i comunisti, invocando i ‘valori democratici’. 

Simili persecuzioni anticomuniste, condanne e divieti nei confronti dei Partiti comunisti, sono stati imposti anche in altri Paesi membri dell’UE, con l’aperto sostegno dell’UE che ha elevato l’anticomunismo ad ideologia ufficiale, di pari passo con l’intensificarsi della lotta contro i popoli e le persone. 

Ci sono, dunque, prove sufficienti per fare in modo che tutti possano capire, quando si parla dei valori di ‘libertà e democrazia’ intesi dall’UE. La commissione è invitata a rispondere sulla domanda: «Il divieto e la persecuzione dell’ideologia comunista, la criminalizzazione dell’espressione, delle idee e delle attività dei comunisti imposta dalle autorità e dal governo polacco, sono parte dei valori dell’UE?»

Gloria La Riva: «Gli attivisti pro-Sanders? Votino socialista. Milioni di persone guardano al socialismo come alternativa al capitalismo»

Traduzione della nota di Gloria La Riva, candidata del PSL - Party for Socialism and Liberation, alle Presidenziali americane. Dopo l'endorsement di Bernie Sanders a Hilary Clinton, così che si possa «fermare Donald Trump», La Riva dice la sua. La versione in lingua dell'articolo è leggibile qui: «Non si può avere una Rivoluzione Politica supportando il falco della guerra imperialista Hilary Clinton allo stesso tempo»

Gloria La Riva
Hilary Clinton fu una fervida sostenitrice dell’invasione in Iraq. A seguito di quell’invasione, morirono un milione di iracheni, così come caddero migliaia di soldati americani. La Clinton fu tra coloro che chiesero a gran voce il bombardamento della Libia nel 2011 e ora la Libia, così come l’Iraq, è un paese [esploso] in frammenti. La stessa Hilary Clinton, ad oggi, sta conducendo una campagna per criminalizzare il Movimento BDS (*) solidale con il popolo Palestinese.
I leader repubblicani e neoconservatori, “esperti” imperialisti, stanno sostenendo la candidatura della Clinton nel 2016 e lo fanno raccogliendo fondi per la sua campagna politica.
Non si può sostenere il falco della guerra imperialista e fare “una rivoluzione politica” allo stesso tempo. 

La nostra campagna si rivolge alle persone che sostengono Bernie Sanders che non sono d’accordo col sostenere Hilary Clinton. Anche se sto conducendo una campagna per la corsa alla Casa Bianca indipendente, socialista, speravo in una vittoria di Sanders tra le fila dei democratici. Ero a conoscenza di come l’establishment democratico e i banchieri miliardari di Wall Street stavano cercando di schiacciare Bernie, dando il proprio sostegno alla Clinton.

Ora, Bernie Sanders ha ufficialmente appoggiato Hilary Clinton, a poche settimane di distanza dalla convention di Philadelphia. Coloro che si sono dichiarati totalmente pro-Sanders sostenendo ‘Never Hilary’ (‘Mai Hilary’) ora dovranno [affrontare un forte dissidio interiore] per sostenere la Clinton. E’ un peccato che Sanders si sentisse sotto pressione: tutta la sua campagna è stata impostata sul combattere l’1% e lo status quo… di cui Clinton ne è rappresentante

Sanders, nel suo endersement per Hilary Clinton, ne esaltava le virtù, oltre a sostenere che le persone devono unirsi per fermare Donald Trump. Sì, certo, Trump è un odioso bigotto, razzista e misogino e dovremmo continuare ad organizzare un movimento di massa contro di lui.

Ogni quattro anni, però, i ‘progressisti’ tirano fuori la storia di evitare il ‘male maggiore’, sostenendo politici capitalisti e corrotti che usano il marchio dei Democratici per implementare le stesse politiche antipopolari portate avanti dai repubblicani, una volta eletti. Questo è, principalmente, il motivo per cui una persona su due, negli USA, vive in povertà. Abbiamo bisogno di una vera rivoluzione politica contro entrambi i partiti politici rappresentanti la classe dominante

Esorto i sostenitori di Sanders non solo a votare socialista, ma anche a prendere parte alla nostra campagna socialista, per contribuire alla costruzione di un potente movimento popolare per la lotta contro la classe dominante prima e dopo le elezioni. 

L’intero processo delle primarie ha dimostrato l’assoluto fallimento del Partito Democratico come un veicolo per un reale cambiamento sociale. Solo le persone organizzate possono combattere e - insieme - fare davvero la Storia. 

Milioni di persone, soprattutto giovani, ora guardano al socialismo come alternativa al sistema capitalista che li sta privando del loro futuro.


(*) BDS, Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni: trattasi di una campagna transnazionale contro lo Stato di Israele affinché, attraverso le tre azioni sancite nell'acronimo del movimento (Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni), si raggiungano tre risultati: fine dell'occupazione israeliana e della colonizzazione della terra palestinese, piena uguaglianza per i cittadini arabo-palestinesi di Israele, rispetto per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi.

#GolpeTurchia, le dichiarazioni del KP (Partito Comunista) e delle Comunità Kurde

Dichiarazione del KP (Komünist Parti - Partito Comunista Turchia)



Non c’è alternativa al di fuori del popolo. 


Non abbiamo tutti i dettagli di quello che è successo durante il tentativo di colpo di stato che ha avuto luogo in Turchia nelle ore tra il 15 luglio e il 16 luglio. Tuttavia, sappiamo molto bene che i piani che sono supportati da forze straniere, che non traggono potere dalla classe operaia non possono sconfiggere i piani oscuri dell’ AKP e risolvere i problemi della Turchia. Gli eventi di oggi ci hanno ricordato le seguenti realtà, ancora una volta: o il popolo turco si organizzerà per sbarazzarsi di AKP o le politiche reazionarie dell’AKP si intensificheranno, la repressione aumenterà, i massacri, il saccheggio e i furti continueranno. 

L’unico potere che può rovesciare AKP è il potere del popolo, non c’è alternativa ad esso. AKP è responsabile di tutto ciò che ha avuto luogo questa sera. Tutti i fattori che hanno portato alla situazione attuale e le condizioni sono il prodotto del modo di governare dell’AKP e dei padroni nazionali ed internazionali che supportano AKP. Tuttavia, il fatto che il principale responsabile è AKP non significa che il tentativo di colpo di Stato sia stato orchestrato direttamente da Erdogan se stesso, al fine di raggiungere i suoi obiettivi come ad esempio aprendo la strada verso una presidenza esecutiva o cancellando gli ostacoli di fronte alla nuova costituzione. La tensione e le rivalità tra i diversi gruppi all’interno dello Stato e le forze armate che sono note per un po’ si sono trasformate in un conflitto armato. Mentre la tensione tra queste forze è vera, è una menzogna che una delle due parti in questo conflitto rappresenti gli interessi del popolo. Per ciò, cercare la soluzione contro il dominio dell’AKP in un colpo di stato militare è sbagliato come prestare il proprio sostegno alla AKP con il pretesto di prendere una posizione contro il colpo di stato militare per qualsiasi motivo. 

L’ultima cosa che si dovrebbe fare nel nome della libertà e dei diritti umani in Turchia è dare sostegno all’AKP che ha dato prova più e più volte di essere un nemico dell’umanità. Anche se non hanno orchestrato questo colpo di stato, Erdoğan e AKP faranno ogni sforzo per utilizzare le condizioni risultanti e il sostegno che hanno ricevuto come mezzo per aumentare la loro legittimità. Il nostro popolo deve essere in allerta contro le misure che AKP certamente prenderà nei giorni a venire. Aumentare la lotta contro l’AKP e i suoi piani oscuri è l’unico modo per evitare che il blocco di questo tentativo di colpo di stato fallito si trasformi in un conseguente consolidamento del governo dell’AKP e sia utilizzato come uno strumento per trasformare la l’instabilità della Turchia dell’AKP in stabilità. 

Il fatto che tutte le moschee in Turchia hanno trasmesso una continua propaganda in favore di Erdogan tutta la notte è un’indicazione concreta dell’urgenza del nostro compito che è nelle nostre mani. 
Il Partito Comunista sta invitando il nostro popolo ad organizzarsi nelle file del partito contro i nemici del popolo e dell’umanità. 
La liberazione è solo nelle nostre mani.

Dichiarazione della KCK sul tentativo di colpo di stato in Turchia

Koma Civakên Kurdistan - organizzazione confederata
delle comunità del Kurdistan, nata su iniziativa del PKK. 
La co-presidenza del Consiglio esecutivo della KCK ha rilasciato una dichiarazione relativa al tentativo di colpo di stato in Turchia.La dichiarazione afferma che: “C’è stato un tentativo di colpo di stato messo in atto da persone la cui identità e le cui motivazioni non sono ancora chiare. Cattura l’attenzione il fatto che questo tentativo arriva in un momento in cui Erdogan, secondo quanto riferito, stava per incaricare generali vicini a lui durante l’incontro del consiglio militare che avrebbe dovuto svolgersi a breve. Il fatto che questo tentativo di colpo sia stato messo in atto all’interno di un processo che testimonia discussioni sulla politica estera del governo fascista AKP è un’altra caratteristica di questo colpo.” 

Tentativo di colpo di stato è la prova della mancanza di democrazia 


Nella dichiarazione della KCK si legge: “Non è rilevante all’interno di quali fattori e di quali obiettivi politici, interni o esterni, e per quale ragione una lotta di potere viene intrapresa: in questo caso non si tratta di difendere o non difendere la democrazia. Al contrario, questa situazione è la prova di mancanza di democrazia in Turchia. Tali lotte di potere e tentativi di afferrare il potere non appena se ne presenti l’opportunità sono osservati nei paesi non democratici dove un potere autoritario provoca colpi di stato per rovesciare un altro potere autoritario quando le condizioni sono propizie. Questo è quello che è successo in Turchia. 

Un colpo di stato è stato messo in atto alle elezioni del 7 giugno 

Un anno fa, Tayyip Erdogan e la Gladio del Palazzo inscenarono un colpo di stato a seguito deli risultati delle elezioni del 7 Giugno portandosi dietro il MHP, tutti i fascisti, i poteri militari nazionalisti identificati come Ergenekon e una parte dell’esercito. Questo fu un colpo operato dal potere del palazzo contro la volontà democratica del popolo manifestata dal voto della gente. Il fascismo dell’AKP fece un’alleanza con tutte le forze di stampo fascista e con una parte dell’Esercito incluso il Capo della Difesa al fine di sopprimere il Movimento di Liberazione Kurdo e le forze democratiche. Il fascismo dell’AKP condusse l’Esercito nelle città e nei villaggi curdi, fece incendiare le città radendole al suolo e massacrò centinaia di civili. Inoltre, emanò leggi per invalidare i processi dei militari per dei crimini da loro commessi. 

Tentativo di colpo di stato di una fazione militare contro un’altra fazione militare 


E’ già esistita una tutela militare prima del tentativo di colpo di stato fatto ieri; e questo caratterizza il caso attuale un tentativo di golpe operato da una fazione contro la fazione militare esistente. Questa è la ragione per cui coloro che vogliono che l’esercito insceni un colpo di stato, finora avevano accettato l’esistenza di una tutela militare e si erano schierati accanto ad Erdogan. Il fatto che il MHP e le cerchie nazionaliste e scioviniste si siano affiancate alla Gladio del Palazzo e i ai suoi alleati fascisti ha rivelato piuttosto chiaramente che non si tratta affatto di un incidente nella lotta tra coloro che parteggiavano per la democrazia e coloro che la osteggiavano. 

Ritrarre Erdogan come democratico dopo il tentativo di colpo di stato è un approccio pericoloso


Raffigurare Tayyip Erdogan, o la dittatura fascista dell’AKP come se fossero democratici a seguito di questo tentativo di colpo di stato è un approccio anche più pericoloso del colpo di stato in sé. Immaginare la battaglia per il potere tra forze autoritarie, dispotiche e anti-democratiche come una lotta tra sostenitori e nemici della democrazia servirebbe solo a legittimare l’esistente governo di stampo fascista e dispotico. 

Le forze democratiche non si schierano con nessuno dei due campi 


La Turchia non ha un gruppo di civili al potere né una lotta di forze democratiche contro i cospiratori. La lotta attuale è per colui che dovrebbe guidare il sistema politico attuale che è, a sua volta, il nemico della democrazia e del popolo kurdo. Perciò, le forze democratiche non si schierano per nessuno dei due campi durante questi scontri. 

Se si trattasse di un colpo di stato contro la democrazia sarebbe proprio quello portato avanti dal partito fascista AKP 


Se ci fosse un colpo di stato contro la democrazia sarebbe da identificare con quello condotto dal governo fascista AKP. Il controllo del potere politico sopra quello giudiziario, l’incremento di leggi e politiche fasciste approvate dalla maggioranza parlamentare, la revoca delle immunità dei parlamentari, l’arresto di sindaci, la rimozione coatta di sindaci e co-sindaci dalle loro posizioni, l’imprigionamento di migliaia di politici appartenenti all’HDP e al DBP: sono queste le azioni che costituiscono più che un colpo di stato. Il popolo kurdo si trova sotto un attacco genocida, fascista e colonialista. 

Il governo dell’AKP ha trascinato la Turchia in questi scontri 


Quello che ha portato la Turchia a questo stato è il governo AKP che ha trasformato il suo governo in una guerra contro il popolo kurdo e le forze della democrazia. Con il suo carattere egemonico, assolutistico e antidemocratico ha tenuto la Turchia in stato di caos e nel conflitto. Con la sua guerra contro il popolo curdo e contro le forze democratiche ha portato la Turchia ad uno stato di guerra civile. Il recente tentativo di colpo di stato mostra che la Turchia ha bisogno di liberarsi dal governo fascista dell’AKP e avere un governo democratico. Gli ultimi sviluppi spingono con urgenza affinché la Turchia si democratizzi e si liberi da questo governo egemonico e fascista. All’interno di questo quadro, le forze democratiche dovrebbero prendere posizione contro la legittimizzazione delle politiche del governo fascista dell’AKP mascherate come “democratiche” e dovrebbero creare un alleanza democratica che avvierebbe un processo realmente democratico in Turchia. Questo tentativo di colpo di stato ci impone di non frenare la lotta contro il fascismo dell’AKP ma al contrario potenziarla affinché il caos e gli scontri in Turchia cessino ed emerga una nuova e democratica Turchia.

Ucraina, ordinaria repressione nei confronti dei comunisti

Il dipartimento internazionale del PCU (Partito Comunista Ucraino) ha riferito che la conferenza stampa del Segretario Petro Symonenko è stata oggetto di un attacco da parte di militanti fascisti. L’ingresso dell’edificio dell’agenzia stampa che ha ospitato l’evento è stato bloccato da trenta militanti del battaglione Azov. Symonenko aveva l’intenzione di indire una conferenza stampa dal titolo: «Il governo ha iniziato la repressione contro i dirigenti e gli attivisti del Partito Comunista».
I fatti sono avvenuti venerdì 14 Luglio.

Questo il video girato e messo in rete dai giornalisti dell'agenzia Golos bloccati dai fascisti all'interno della struttura 

Боевики "Азова" блокируют редакцию ИА ГолосUA - 14.07.2016 - 1 from КПУ on Vimeo.

Gloria La Riva arrestata mentre protestava a Baton Rouge: i video delle proteste e la foto che sta facendo il giro del mondo

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La candidata alle presidenziali del PSL (Party for Socialism and Liberation) Gloria La Riva, è stata arrestata a Baton Rouge, Louisiana. La Riva era a Baton Rouge per manifestare in solidarietà della famiglia di Alton Sterling e dei componenti della comunità nera che si erano riuniti a migliaia per condannare l’uccisione di Sterling e la violenza, la repressione continua, da parte della polizia. Proprio la polizia, in formazione militare e tenuta antisommossa, si è mossa in forze e arrestando qualsiasi individuo che stesse manifestando tra le prime linee dell’assembramento. Al momento del suo arresto, La Riva, stava filmando la manifestazione e le azioni della polizia contro i dimostranti. Parlando fuori dalla prigione dove lei ed altri sono ancora detenuti, Gloria La Riva ha dichiarato: «La Louisiana - la comunità afro-americana in particolare - è oggi di fronte ad un regno di terrore ed intimidazione da parte della polizia e delle forze dell’ordine. La polizia, che ha assassinato a sangue freddo Alton Sterling, è andata contro il Primo Emendamento della Costituzione degli USA: il diritto di protestare».

Su twitter, nel frattempo, attivisti, manifestanti e giornalisti continuano a pubblicare materiale che prova le violenze delle forze dell'ordine nei confronti dei pacifici dimostranti.
Questa poliziotta, in particolare, spavalda nell'imbracciare il fucile d'assalto e puntandolo contro la folla ai lati della strada (compreso un giornalista che stava documentando i fatti) è presa di mira dagli attivisti del #BlackLivesMatter, dai collettivi e dai thirds parties americani (PSL in testa).

La foto delle proteste di Baton Rouge che sta facendo il giro del mondo


Jonathan Bachman/Reuters

La donna, immortalata nello scatto di Jonathan Bachman dell'agenzia Reuters, s'era rifiutata di lasciare libera la strada, come intimato dai poliziotti in assetto militare. 

Partito Comunista Pakistano, ferma condanna dei fatti di Dacca e Baghdad.

Il dipartimento internazionale del Partito Comunista del Pakistan, per bocca di Shafiq Ahmad, ha rilasciato questa dichiarazione sui tragici fatti di Dacca e Baghdad.

«Il Partito Comunista del Pakistan condanna con massima fermezza gli attacchi di Dacca e Baghdad (in Bangladesh e in Iraq) in cui centinaia di persone innocenti sono state uccise e molte altre ferite mortalmente. Il Partito Comunista del Pakistan esprime le sue più sentite condoglianze ai parenti delle famiglie delle vittime, al popolo del Bangladesh, al popolo iracheno e ai partiti fratelli: Partito Comunista del Bangladesh, Partito dei Lavoratori del Bangladesh, Partito Socialista Bengalese e Partito Comunista Iracheno».


Gloria La Riva (PSL): «Giustizia per Sterling e Castile!»

Riportiamo integralmente la traduzione della dichiarazione di Gloria La Riva, candidata alle presidenziali americane per il PSL, apparsa sul quotidiano online del partito 'Liberation news'

Gloria La Riva, candidata alle Presidenziali del 2016 per il PSL (Party for Socialism and Liberation), ha rilasciato una dichiarazione sui recenti omicidi, da parte delle forze dell’ordine, di Alton Sterling e Philando Castile: 

«La rabbia della gente sta giustamente montando. I poliziotti uccidono bambini, donne e uomini neri e latinos, così come i bianchi (metà dei 1200 uccisi nel 2015 era bianca, benché neri e altre persone di colore siano sproporzionalmente assassinati). E’ possibile scommettere che le persone che vengano uccise non siano ricche: essi appartengono alla ‘working class’ e al proletariato. Gli uomini, e gli adolescenti neri in particolare, sono in estremo pericolo. Alton Sterling stava vendendo dei CD di fronte ad un negozio prima di essere ucciso. 

Questi sono, assolutamente, crimini contro l’umanità, e ogni poliziotto che si allontana a seguito di un omicidio, apre la strada ad un altro poliziotto che ucciderà volontariamente copiando scuse e pretesti. Il sistema capitalista favorisce questo tipo di violenza: coccola gli assassini, dà loro ferie pagate, li difende fino in fondo e - alla fine - li scagiona. 

Hilary Clinton sta “attivandosi” per un’“indagine” al fine di ricostruire la verità, ma lei era [ed è ndt] una delle principali promotrici delle politiche di carcerazione di massa, militarizzazione totale e della “tolleranza-zero”. La Clinton non sta dicendo l’unica cosa che è necessario che si dica: gli assassini di Sterling e Castile devono andare in prigione per i loro crimini! Donald Trump, poi, ha finora evitato di commentare sulla situazione. 

Dobbiamo essere noi ad unirci e combattere contro la brutalità della polizia razzista. Ognuno deve alzarsi, organizzarsi e scendere in strada per manifestare in ogni città. Ero a Ferguson, coi compagni, e con migliaia di persone, due anni fa, quando quella comunità coraggiosa ha manifestato senza sosta per Mike Brown. Ferguson, Baltimora, Minneapolis, Chicago, Albuquerque, San Francisco: tutte queste proteste sono importantissime. Tuttavia, il vaso sta traboccando. 
Non c’è da chiedere perché queste persone si stanno ribellando, né perché la gente inizi a non farcela più. C’è solo un modo per vincere la giustizia: la lotta».

In ricordo del 70esimo anniversario del DSE (Esercito Democratico Greco)


Il 25esimo fine settimana antimperialista della KNE (Gioventù comunista di Grecia) si è svolto dal 1 al 3 luglio. Quest’anno la KNE ha onorato il 70esimo anniversario dell’Esercito democratico greco (DSE). Il fine settimana, dunque, s’è tenuto sul monte Vitsi, luogo in cui il DSE ha combattuto battaglie importanti. 
Migliaia di giovani provenienti da tutta la Grecia si sono incontrati e si sono accampati in quel luogo. Molte le attività politiche e culturali che sono state organizzate, con un massiccio riferimento alle azioni dell’Esercito democratico greco. 

Presente, inoltre, una delegazione del KKE assieme al Segretario Generale Dimitris Koutsoumpas; la SKOJ (Unione dei giovani comunisti di Yugoslavia) e il Fronte della Gioventù Comunista (FGC).

La delegazione del Fronte della Gioventù Comunista 






Bangladesh, la solidarietà del Partito Comunista dell'India e del Partito Comunista dell'India (Marxista)

CPI - Partito Comunista dell'India

La segreteria Centrale del CPI (Partito comunista dell’India) condanna fortemente gli attacchi terroristici a Dhaka e Baghdad, attacchi che hanno ucciso persone innocenti. L’attacco in Bangladesh ha ucciso 28 persone, tra cui sei uomini armati. Il 3 Luglio, invece, un attentato suicida ha fatto in modo che un auto zeppa di materiale esplosivo attraversasse un affollato quartiere di Baghdad, Karradah, uccidendo 119 persone. Il fonamentalismo crescente di qualsivoglia natura è - in tutto il Mondo - senza dubbio un risultato delle politiche sbagliate dei governi che pongono una classe contro l’altra. Va inoltre ricordato che tutte le espressioni terroristiche sono - direttamente o indirettamente - il prodotto del terrore e della fobia generata dagli USA.


CPI (M) - Partito Comunista dell'India (Marxista)


L’ufficio politico del CPI(M) - Partito comunista dell’India (Marxista) ha rilasciato la seguente dichiarazione L’ufficio politico del CPI (M) esprime grave preoccupazione per l’ondata di violenza che si sta verificando il Bangladesh, coinvolgendo diverse vite umane. La recente ondata di attacchi contro le minoranze e gli stranieri mostra chiaramente che le attività dei fondamentalisti sono in aumento. L’ufficio politico del partito si augura che il Governo del Bangladesh arrivi ai responsabili e restauri uno stato di normalità al più presto. Il popolo del Bangladesh possiede - storicamente - un’eroica unione nella lotta per la propria indipendenza, a prescindere dalle barriere della religione. L’ufficio politico del CPI (M) si augura che il popolo bengalese continuerà a restare unito e rigetterà la violenza che porterebbe il paese all’anarchia.

Il Partito Comunista Iracheno «piange tre compagni uccisi nel vile attentato terroristico verificatosi a Baghdad»

Il simbolo del Partito Comunista Iracheno
«L’ufficio politico del Partito comunista iracheno piange i suoi iscritti e militanti che sono stati uccisi durante il vile attacco terroristico avvenuto nel distretto di Karradah  (Baghdad), intorno alla mezzanotte di Sabato 2 Luglio. Tra le vittime, i compagni Adel Qais al-Jaf, Hameed Majid Rashid e Faysal Mohammed Salman». Il Partito ha affermato che gli assassini criminali hanno intenzionalmente compiuto questo attacco terroristico, il cui risultato è stato uccidere decine di persone mentre esse si apprestavano a celebrare l’Eid che segna la fine del Ramadan, «al fine di uccidere qualsiasi opportunità di felicità nel nostro Paese, l’Iraq, così duramente colpito dal terrorismo, dalla corruzione e dai fallimenti». «Mentre condanniamo con forza questo vile atto - ha concluso la nota del partito -, trasmettiamo le nostre più sentite condoglianze alle famiglie dei martiri e auguriamo ai feriti una pronta guarigione. La nostra gente deve trionfare nella lotta contro Daesh e tutti i terroristi».

Partito Comunista Giapponese: la subalternità all'economia di mercato

Shii (Segretario Generale del Partito Comunista Giapponese) commenta così le «turbolenze sui mercati finanziari dopo la votazione sulla Brexit». Da tempo, in ogni caso, il Partito comunista giapponese ha rifiutato la lotta per il Socialismo in favore di una socialdemocrazia di stampo nordeuropeo. Le parole di Kazuo Shii, infatti, vanno in questa direzione: non c'è traccia, nelle sue parole, di volontà di cambiamento radicale della società. Quando un Partito Comunista smette di fare tutto questo, entra nell'alveo della difesa dell'economia di mercato, nonostante sappia che essa stessa lo travolgerà nel medio-lungo periodo.

Kazuo Shii
(Segretario Generale del Partito Comunista Giapponese)
Il mercato finanziario globale, dopo che la Gran Bretagna ha votato per l’uscita dall’Unione Europea nell’ambito di un referendum storico, ha selvaggiamente oscillato. Il Segretario Generale del Partito Comunista Giapponese Kazuo Shii ha evidenziato la necessità di creare una forte domanda interna che conduca l’economia in modo da non essere influenzata da rischi e speculazioni. Non appena fu chiaro il risultato del referendum, infatti, lo yen è salito rapidamente e l’indice Nikkei è sceso di quasi l’8%. Alla domanda dei giornalisti circa l’esito del referendum, Shii ha risposto: «Io non sono in grado di dire nulla a riguardo, tuttavia sono preoccupato del fatto che esso abbia innescato l’ascesa dello yen e la flessione del mercato azionario nel medesimo tempo». Avendo constatato come sia difficile evitare d’essere colpiti da investimenti speculativi di denaro nell’economia globale, Shii ha sottolineato la necessità di costruire una robusta economia giapponese, così che non potrà essere scossa in nessun caso. «Per raggiungere l’obiettivo - ha detto Shii - è essenziale perseguire politiche che stimolino la domanda interna, incoraggiando il consumo personale». Il segretario del PCG ha poi sottolineato che il difetto maggiore nella politica economica del Primo Ministro Shinzo Abe (la cosiddetta Abenomics) è la sua totale mancanza di misure atte a stimolare il piccolo consumo (o consumo familiare come ha riportato il sito del Partito Comunista Giapponese)

Continua la repressione di Kiev nei confronti dei comunisti

Arresto sommario dell'ex deputata comunista Alla Aleksandrovska. In Ucraina continuano le persecuzioni nei confronti dei comunisti

Il governo anticomunista dell’Ucraina continua ad attaccare i componenti del Partito Comunista. L’ex deputata del Partito Comunista Ucraino Alla Aleksandrovska è stata arrestata con l’accusa di “corruzione” e “separatismo. L’avvocato della Aleksandrovska, Oleksandr Shadrin, ha confermato la detenzione ma osservandone l’illegalità, per quanto riguarda l’attuazione del Codice di Procedura Penale. Il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU) ha affermato che la Aleksandrovskae suo figlio hanno tentato di corrompere i deputati di consigli locali nella regione orientale di Kharkiv, al fine di ratificare la legge sul “federalismo”. L’SBU ha poi sostenuto che i membri del PCU lavorano con l’intelligence russa. 

Il caso del canale tv 'Gamma'


In precedenza il Governo ucraino ha avviato una procedura per vietare il canale Tv “Gamma”, a seguito della trasmissione in cui è stato invitato il segretario del Partito Comunista Ucraino Petro Symonenko nel Giorno della Vittoria. Symonenko nel discorso ha chiesto l’attuazione incondizionata degli accordi di Minsk, condannando il cambio dei nomi delle strade delle città, dopo che sono stati inseriti i nomi dei collaboratori di Hitler nella toponomastica senza il consenso della popolazione locale. Il PCU, infine, ha fatto appello alla solidarietà internazionale contro la violazione della libertà d’espressione in Ucraina.

Nella giornata di venerdì 24 luglio (2015) una scarna agenzia ANSA, poi ripresa dalla quasi totalità dei siti di quotidiani e periodici online, si leggeva: «E’ stato bandito il partito comunista in Ucraina, dove il governo filo-occidentale ha dato il via a una riforma per liberare il Paese dal retaggio sovietico con una controversa legge che equipara comunismo e nazismo». Mentre, sempre il 24 luglio 2015, così come riportava Sinistraineuropa.it, il Servizio stampa della Sicurezza Nazionale e del Consiglio di Difesa dell’Ucraina twittava così tramite l’account ufficiale, riportando le parole del segretario del Consiglio di sicurezza, Oleksandr Turcinov: «Oggi è un giorno di giustizia storica: il Partito Comunista Ucraino perde il proprio diritto di di essere il soggetto del processo elettorale». Comune perifrasi per evitare di dire che il Partito Comunista Ucraino è stato interdetto dalla presentazione di liste alle prossime imminenti elezioni locali.

Non solo i comunisti 

La messa al bando e l’interdizione dal processo elettorale è stata riservata anche al Partito dei Contadini e dei Lavoratori e al Partito comunista (ricostituito), oltre che alle due organizzazioni Blocco Russo e Unità Russa, e ad ogni manifestazione sovietica. La legge del Governo Ucraino che equipara Nazismo e Comunismo, proibisce anche che vengano cantati l’Inno Sovietico, l’Internazionale dato che l’Ucraina ha approvato diverse leggi nel mese di aprile che hanno vietato l’uso di simboli di epoca sovietica e ha denunciato l’ideologia comunista. In forza di tali leggi, è stato condannato il periodo Sovietico e dichiarato come un «regime criminale che ha condotto politiche di terrorismo di stato».

Le reazioni dei Partiti Comunisti di Russia e Grecia


Il Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, in un lungo documento, in quella circostanza ha dichiarato: «[…] Il Presidium del CC del PCFR richiama l’attenzione sul fatto che la proibizione del Partito Comunista di Ucraina non è sufficientemente denunciata dagli strumenti di informazione di massa russi. Noi crediamo che questa situazione sia inaccettabile. Non abbiamo dubbi: gli ammiratori dell’ideologia della destra liberale simpatizzano per la giunta di Kiev. Qualsiasi giornalista che si consideri un professionista onesto è tenuto oggi ad alzare la voce in difesa di coloro i cui diritti e libertà sono violati nel modo più cinico e le cui vite sono in pericolo. Il Presidium del CC del PCFR fa appello al presidente e a chi dirige il governo della Russia perché si adotti una posizione energica e si riaffermi la fedeltà verso l’eredità dei padri e dei nonni – vincitori del fascismo. Occorre offrire il massimo sostegno alle repubbliche del Donbass e risolvere la questione con il loro riconoscimento ufficiale. Tale richiesta è stata avanzata già da molto tempo»

Il KKE (Partito Comunista di Grecia) aveva rilasciato una nota alla stampa in cui si poteva leggere: «Il KKE denuncia la decisione delle autorità giudiziarie ucraine di bandire definitivamente il Partito Comunista dell’Ucraina. Il governo reazionario di Kiev, con il sostegno degli Stati Uniti-UE e con l’attività aperta di nazionalisti e fascisti, hanno ultimato questo atto profondamente antidemocratico, dopo il processo-farsa e il rinnovo del suo ‘arsenale legislativo’ anti-comunista. Costoro stanno chiaramente prendendo in giro se stessi, se pensano di poter sottomettere la militanza dei comunisti e di mettere un freno alla superiorità della ideologia comunista utilizzando misure repressive. Il KKE esprime la sua solidarietà Partito Comunista dell’Ucraina e rafforzerà ancora di più la sua attività in Grecia e in Europa fino al completo annullamento delle leggi e dei divieti anti-comunisti in Ucraina».

Lettera ad un comunista sardo | di Cristiano Sabino


Caro compagno… 
posso chiamarti ancora così o provi imbarazzo dopo tutto ciò che è accaduto al nostro movimento internazionale?

A me piace ancora questo detto, “stesso pane”: esprime ciò che volevamo essere e la radice della società nuova che volevamo costruire. Te la ricordi, dico, la società per cui ci battevamo? 
Libertà, democrazia, giustizia sociale, uguaglianza, autodeterminazione e indipendenza dei popoli e pace. Mi ricordo quando, con la tua bella bandiera rossa, ti imbarcavi ad Olbia per andare a manifestare a Roma. Cantavi risonanti canzoni partigiane ed eri un fremito perché scendevi in piazza contro il tiranno di Arcore pieno di tutte quelle buone ragioni che leggevi sul Manifesto o su Liberazione. Spesso ci siamo incrociati nelle strade e nelle assemblee. 

Mi sentivo così vicino ai tuoi ideali e ai colori che indossavi, ma appena iniziavamo a discutere mi accorgevo che una voragine impronunciabile ci separava. Usavamo le stesse parole ma il senso era profondamente diverso. Sembrava che nei tuoi racconti la Sardegna scomparisse o esistesse soltanto in funzione dell’Italia, come una sua “regione”. Tutto ciò che di importante animava le tue narrazioni avveniva a Roma, Milano o qualche altra città continentale e tu stesso ti collocavi alla periferia di ciò che avveniva di bello, importante e mobilitante. 

Che tu fossi di Rifondazione, antagonista, disobbediente o chissà che altro, la Sardegna e le sue lacerazioni secolari scomparivano nelle tue belle e combattive parole. Quando il discorso si spostava sulle lotte dei popoli oppressi l’incomprensione aumentava
La Palestina, il Kurdistan, persino il Paese Basco e la Corsica erano lotte degne di nota mentre la Sardegna era e restava una regione periferica nei tuoi pensieri. Andavi ai corsi di catalano organizzati dall’Università e quando ti davo un volantino scritto in sardo protestavi chiedendone uno in italiano. 

Mi parlavi della morte dell’identità e dell’internazionalismo proletario senza più frontiere, prendendomi in giro per il mio passatismo indipendentista; poi ti mettevi la maglia azzurro-savoia e andavi a festeggiare quando vinceva quella che tu continuavi a chiamare “nazionale” italiana. Dicevi di essere cittadino del mondo e in effetti lo eri, cittadino di un mondo diviso in stati che tu chiamavi nazioni, dove ai popoli veniva progressivamente proibito tutto per dominarli meglio: lingua, abitudini, cultura ed esercizio della memoria storica. No, il rosso della mia bandiera non era lo stesso rosso di cui tu coloravi la tua. 

Mi dicevi che il partito comunista deve essere grande e che “non possiamo fare da soli” e io non riuscivo a capire questo ragionamento, perché il partito comunista è nato come una organizzazione internazionale per fare la rivoluzione e rovesciare lo stato di cose presente, e non per fare il pilastro patriotticico ad uno stato inventato dalla borghesia e dalle classi possidenti sue alleate. 
Mi dicevi che bisognava salvare il “nostro paese” dalle grinfie di Berlusconi e quindi bisognava fare fronte comune e io faticavo il doppio a capirti. Da una parte non riuscivo a sentire mio quello stato nato con una “rivoluzione passiva” a rimorchio di equilibri internazionali reazionari – Gramsci lo leggevo anche io, anche se mi davi del nazionalista – e poi non capivo come facessi a confidare in quella massa di funzionari e burocrati che avevano distrutto il movimento comunista sciogliendolo in una “cosa” che odorava di ultraliberismo guerrafondaio a chilometri di distanza. 
Abbiamo preso strade diverse io e te. Io ricostruivo con pazienza la storia di quello che era stato il tentativo del Partito Comunista Sardo, tu intanto ti spostavi sempre più a destra ingoiando rospi su rospi pur di “battere le destre”. Oggi ci incrociamo per strada e quasi manco ci salutiamo con un cenno. Le nostre diversità sono venute fuori come ferite a cielo aperto. 
Tu non usi più la bandiera rossa. Nel frattempo hai fatto carriera, oppure sei passato al qualunquismo organizzato o ti sei dato all’associazionismo per non sentire il peso della tua coscienza in fiamme. 

A volte ci ritenti come quando hai aderito da poco all’ennesima rifondazione dell’ennesimo partito comunista in cui la Sardegna, i sardi e la lotta alla colonizzazione non hanno alcuno spazio e nessuna importanza, anzi semplicemente spariscono sotto al tricolore bello in vista che continua a campeggiare nel simbolo. Io sono orfano del tentativo di costruire un partito comunista sardo o per lo meno un partito dei lavoratori sardi, come spesso usavamo chiamarlo all’orientale. È vero, neanche il mio indipendentismo sta tanto bene. Da movimento di critica al sistema e alla radice stessa dello sciovinismo italiano è diventato altro. Paradossalmente ha preso le stesse brutte malattie della sinistra italiana: opportunismo, clientelismo, trasformismo, leaderismo condizionati dai salotti televisivi e dalle colonne dei giornali di proprietà dei possidenti. 
Ma no, non ho cambiato bandiera. Liberazione nazionale e liberazione sociale sono sempre la mia bandiera, la mia unica bandiera, visto che si tratta di due facce della stessa medaglia. La pace, la giustizia, la libertà e l’eguaglianza rimarranno miraggi se non partiremo da qui, se non metteremo in cima ai nostri pensieri la Sardegna e i sardi, riconoscendone l’oppressione secolare e la necessità di fare pulizia in questa terra di tutto ciò che la ammorba e la opprime a partire dal clientelismo e dalla corruzione che rende irrespirabile l’aria. 

Ma senza il rosso vivo della nostra bandiera le cose prenderanno una brutta piega, il trasformismo sarà eretto a sistema e i sardi si lasceranno andare al razzismo più bieco, convinti che i loro nemici e la causa dei loro problemi sono i quattro disperati che arrivano in cerca di lavoro e di speranza, anziché le multinazionali senza scrupoli che hanno occupato e sfruttato fino al midollo la nostra terra, usandoci come bracciantato a poco prezzo finchè ne avevano bisogno e come discarica a cielo aperto una volta terminato il ciclo produttivo. 

No, non ti sto proponendo di entrare in nessun partito, non c’è un partito comunista e indipendentista sardo. In realtà non ti sto proponendo nulla, perché non credo di avere nulla da proporre a nessuno. Sto solo ragionando a voce alta, perché nel farlo continuo a vedere quella società di libertà, democrazia, giustizia sociale, uguaglianza, autodeterminazione, indipendenza e pace che prima o poi – ne sono certo – tante braccia e tante teste costruiranno in questa terra, liberandola da seicento anni di schiavitù e dimenticanza.

Una riflessione su Jeremy Corbyn: «Questo è il ruolo della socialdemocrazia, illudere le masse»


Andiamo direttamente al centro della questione: perché tanto rumore attorno al leader del Labour britannico Jeremy Corbyn? Prima di tutto, il Labour è un partito borghese che non rappresenta una minaccia per l’establishment capitalistico
Non si parla, infatti, di un partito rivoluzionario o basato su principi marxisti-leninisti ma di un dei due pilastri (l’altro, naturalmente, è il partito conservatore, i Tories) del sistema politico borghese britannico.  Non v’è nulla di rivoluzionario in un partito puramente socialdemocratico come il Labour britannico. Detto questo, passiamo al suo leader: Jeremy Corbyn

Qual è il tipo di ‘sinistra’ che Corbyn rappresenta? Così come lo è il suo partito, lui è pienamente addentro al sistema capitalista? La risposta è assolutamente chiara: Corbyn è un politico borghese, un socialdemocratico con alcune - cosiddette - idee progressiste
Il fatto che egli sia “più progressista” di Tony Blair e David Cameron non fa di lui una scelta per la classe lavoratrice del Paese.
Nella storia del Labour Party ci sono stati numerosi esponenti ‘di sinistra’, i componenti ‘progressisti’, decine di dirigenti e parlamentari che si sono identificati come ‘socialisti’ ancora più radicali di Jeremy Corbyn. Tuttavia, ciò non cambia la natura del partito come veicolo della socialdemocrazia.
Alcuni sostenitori di Corbyn discutono sulla sua gioventù ‘radicale’. Siamo d’accordo che in passato Corbyn è stato sul lato giusto della storia: un giovane attivista che era contro l’apartheid in Sud Africa che si è opposto al dittatore cileno Pinochet, ha sostenuto lo sciopero dei minatori, era contro le guerre in Afghanistan, in Iraq etc e, anzi, forse Corbyn è [davvero] un sostenitore onesto di una politica anti-austerità. Tuttavia, il vero problema è la sua posizione sulla questione: riformismo vs rivoluzione

Come Tsipras in Grecia, Corbyn ha espresso la sua posizione Pro UE. Anche nel recente referendum si trovava in favore del Remain, liberando così la strada ai conservatori di destra (Johnson o Farage) di sfruttare politicamente il voto sulla Brexit. E’ stato fra coloro che hanno promosso le illusioni del cambiamento dell’UE dall’interno, facendola diventare ‘l’Europa delle persone’
Questo è il ruolo della socialdemocrazia: diffondere illusioni nelle masse

Come Tsipras, Corbyn è un socialdemocratico che si presenta come un ‘radicale’ ma alla fine della giornata è il miglior sostenitore del capitalismo. I suoi slogan antiausterità e l’opposizione alla guerra sono parole vuote, fintanto che si rimane fedeli al modo di produzione del capitalismo e alle unioni imperialiste come UE e NATO. La classe operaia britannica non ha nulla da guadagnare nel sostenere il Partito Laburista e Jeremy Corbyn. 

I lavoratori della Gran Bretagna non hanno bisogno di una versione inglese di Syriza - al contrario - hanno la necessità di un forte movimento operaio in grado di organizzare le lotte e che possano sfidare l’establishment capitalistico. La trasformazione necessaria della società non verrà da qualsiasi cambiamento nella leadership dei partiti borghesi ma dal continuo aggravamento della lotta di classe.

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